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Concorrenza, richiamo dell'UE sulle concessioni balneari. Governo prende tempo

(Teleborsa) – Il ddl Concorrenza approvato ieri in Consiglio dei ministri non scioglie il nodo delle concessioni balneari. Almeno per il momento. È quanto prevede la “terza via” intrapresa dal governo. Una strada che punta a a individuare, attraverso “un’operazione di trasparenza” e la mappatura di tutte le concessioni in essere, una soluzione più efficace e possibilmente “condivisa” nonostante la ferma opposizione di Lega e Fratelli d’Italia alla messa a gara delle concessioni demaniali. Ma se l’esecutivo prende tempo non cessa il pressing da parte dell’Unione europea sulla questione.

“Nel recente passato, i governi italiani hanno preso due strade sul fronte della concorrenza. Alcuni – ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi nel suo intervento introduttivo nel corso del Cdm sul ddl Concorrenza – hanno provato a passare delle misure molto ambiziose senza però cercare il consenso politico. Il risultato è stato che in larga parte questi provvedimenti non sono stati attuati, anche per l’opposizione di tanti gruppi d’interesse. Altri governi hanno invece ignorato la questione. La legge che ci apprestiamo a varare dovrebbe avere natura annuale. Eppure, dal 2009 a oggi, è stata approvata una sola volta, nel 2017, a due anni dalla presentazione. Questo governo – ha proseguito il premier – intraprende una terza strada, che crediamo possa essere più efficace. Avviamo un’operazione di trasparenza e mappiamo tutte le concessioni in essere, come quelle relative alle spiagge, alle acque minerali e termali, alle frequenze. Si tratta di un provvedimento analogo a quanto ci apprestiamo a fare con il catasto. I cittadini potranno così verificare quanto ciascun concessionario paghi per esercitare la sua attività. Ci aspettiamo che questo esercizio metta in evidenza la frammentazione delle competenze tra amministrazioni centrali e territoriali e la scarsa redditività per il governo della maggior parte delle concessioni”.

“Siamo al corrente degli ultimi sviluppi in Italia sulle concessioni balneari. È una prerogativa italiana decidere come procedere sulla riforma. Per la Commissione è importante il contenuto non la forma che prenderà questa riforma – ha detto la portavoce per il Mercato interno della Commissione, Sonya Gospodinova, oggi durante il briefing quotidiano per la stampa dell’Esecutivo comunitario –. È comunque importante che le autorità italiane mettano rapidamente in conformità la loro legislazione, e le loro pratiche relative alle attribuzioni delle concessioni balneari, con il diritto europeo e la giurisprudenza della Corte di Giustizia”.

È dal 2009 che il sistema delle concessioni balneari italiano è nel mirino di Bruxelles. Nel 2016, al termine di una prima procedura d’infrazione, sul caso si era pronunciata la Corte di Giustizia Ue con una sentenza di condanna nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme europee sul mercato unico e la concorrenza. A dicembre del 2020 la Commissione europea ha avviato una nuova procedura d’infrazione – che questa volta potrebbe concludersi con l’imposizione di una sanzione pecuniaria – sottolineando che l’Italia non solo non aveva ancora attuato la sentenza della Corte del 2016, ma che “da allora ha prorogato ulteriormente le autorizzazioni vigenti fino alla fine del 2033 e ha vietato alle autorità locali di avviare o proseguire procedimenti pubblici di selezione per l’assegnazione di concessioni, che altrimenti sarebbero scadute”. Il 16 febbraio scorso sul caso è intervenuto anche il commissario Ue per il mercato unico Thierry Breton ricordando “le norme italiane vigenti sulle concessioni balneari non solo violano il diritto dell’Ue, ma compromettono anche la certezza del diritto per i servizi turistici balneari. La Commissione, in quanto custode dei trattati, continuerà ad adottare le misure necessarie per garantire il pieno rispetto del diritto dell’Ue in questo settore”.

A marzo di quest’anno l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha inviato una nuova segnalazione a Palazzo Chigi in cui ribadiva la richiesta, sul tavolo da anni, del ricorso a modalità di affidamento competitive, soprattutto per le concessioni in scadenza o già scadute. Nel mirino dell’Antitrust ci sono i rinnovi automatici e le proroghe “ingiustificate” sulle concessioni. Già nel 2018 l’Autorità aveva segnalato criticità concorrenziali sull’utilizzo “distorto dello strumento concessorio in molti mercati italiani”, in particolare per quanto riguarda le spiagge. “Nel 2019, su un totale di 29.689 concessioni demaniali marittime (aventi qualunque finalità), – rileva l’Agcm nella segnalazione di marzo sulla base decreto Agosto che ha disposto che il canone non potesse essere inferiore a 2.500 euro – ben 21.581 erano soggette ad un canone inferiore a 2.500 euro annui e per lo stesso anno, l’ammontare complessivo dei canoni concessori è stato pari a 115 milioni di euro”. L’Antitrust ha evidenziato che il “ricorso ingiustificato a proroghe ex lege di lunga durata, unitamente alla possibilità di un generalizzato ricorso alle sub-concessioni e alla ridotta misura dei canoni, è causa anche di un evidente danno per le finanze pubbliche” oltreché di “ingiustificate rendite di posizione”. Per tale ragione l’Autorità ha chiesto di “adottare in tempi brevi una nuova normativa per l’immediata selezione dei concessionari in base a principi di concorrenza, imparzialità, trasparenza e pubblicità”.

Attualmente la questione è nelle mani del Consiglio di Stato chiamato a pronunciarsi sull’applicazione della legge di Bilancio 2019 che ha prolungato fino al 2034 le attuali concessioni demaniali marittime. Un prolungamento dei tempi di ben 15 anni rispetto al quale l’Antitrust ha chiesto al governo una modifica urgente. Non è, tuttavia, escluso un rinvio pregiudiziale alla Corte di giustizia europea.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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