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Telecomunicazioni, con nuove norme CCE a rischio investimenti e occupazione

(Teleborsa) – Si prospettano tempi duri per il settore delle telecomunicazioni e per i consumatori, che potrebbero veder lievitare (non poco) i costi degli abbonamenti di telefonia mobile, soprattutto quelli che incorporano anche il costo dell’eventuale acquisto di smartphone ed altri dispositivi, che dovrebbe essere spalmato in un anno anziché due.

L’ennesimo aggravio, in un settore che ha visto una caduta verticale della redditività, è contenuto in una norma inserita nel decreto che recepisce, italianizzandola, la direttiva europea delle Comunicazioni elettroniche, attualmente all’esame del Parlamento. Tale norma prevede che i contratti di telefonia, sia mobile che fissa, non possano avere una durata superiore ai 12 mesi, laddove il limite oggi è di 24 mesi. Il rischio – scrive Il Messaggero – è che le offerte che inglobano, oltre al costo di telefonate e connessioni, anche la vendita di altri beni come smartphone, modem o anche costi di attivazione, possano diventare troppo elevate per i consumatori.

Ad aggravare la situazione del settore anche l’aumento del 50% dei costi amministrativi e dei contributi per l’uso delle frequenze, che viene calcolato complessivamente in circa 100 milioni a livello di intero comparto e potrebbe tradursi in un indesiderato taglio degli investimenti, proprio nel momento in cui l’Italia sta portando avanti la transizione digitale grazie al PNRR.

Si tratterebbe dell’ennesimo colpo ad un settore che ha già dovuto confrontarsi con l’extra costo delle aste per le frequenze 5G e con il crollo delle tariffe del roaming e del mobile – oggi fra le più basse in UE – e che in molti casi ha visto crollare la redditività al di sotto del costi dei finanziamenti. Un settore che, avendo già perso il 20% della forza lavoro nell’ultimo decennio, rischia di veder sparire altre 8mila posizioni, circa l’8% della forza lavoro attuale, nei prossimi tre anni.

Fra l’altro, il provvedimento, all’esame del Parlamento giovedì prossimo, inasprisce notevolmente le sanzioni, che vengono quadruplicate e potranno arrivare fino al 5% del fatturato nei casi più gravi. Quali siano poi questi “casi” non è dato sapere, ma ciò si tradurrà in un allargamento dell’autonomia sanzionatoria dell’Authority a scapito del settore.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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