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USA, Treasury 10 anni sfonda quota 3%. Ai massimi da fine 2018

(Teleborsa) – Il rendimento del Treasury a 10 anni ha sfondato quota 3%, tornando su livelli che non si vedevano dal dicembre 2018, per poi ritracciare sotto quota 2,99%. Il sell-off sui Titoli di Stato USA è da collegare alle aspettative per il meeting della Federal Reserve di questa settimana, con la banca centrale statunitense che è pronta ad annunciare importanti aumenti dei tassi d’interesse e la riduzione del proprio bilancio (che ammonta a circa 9 trilioni di dollari). La decisione del Federal Open Market Committee (FOMC) sarà comunicata mercoledì alle 20:00 (ora italiana), con il presidente Jerome Powell che terrà una conferenza stampa alle 20:30.

“Dopo il mea culpa di Jerome Powell che ha riconosciuto che la FED avrebbe dovuto agire prima, per i membri del Federal Open Market Committee (FOMC) si tratta di un ritorno alle origini, con la stabilità dei prezzi come obiettivo principale – ha commentato Franck Dixmier, Global CIO Fixed Income of Allianz Global Investors – I loro commenti più recenti e decisamente da falco non lasciano dubbi sul prossimo incontro del 3 e 4 maggio: la FED dovrebbe annunciare un rialzo dei tassi di 50 punti base e una riduzione delle dimensioni del suo bilancio da giugno”.

Ai commenti dei funzionari FED delle scorse settimane si è aggiunta la lettura di venerdì del PCE price index core, una misura chiave dell’inflazione statunitense. Secondo quanto comunicato dal Bureau of Economic Analysis (BEA), ha evidenziato una variazione positiva dello 0,3% su mese e del 5,2% su anno (+5,3% il mese precedente e le attese). Conosciuto anche come “l’indicazione di inflazione preferito dalla FED“, il PCE price index core misura i costi che i consumatori pagano su un’ampia fascia di articoli e spiega come cambia il loro comportamento in risposta alle dinamiche del mercato.

“La natura globale dell’attuale impennata dell’inflazione rende il lavoro della Federal Reserve nel ridurre l’inflazione negli Stati Uniti ancora più difficile – ha affermato John Stoltzfus, chief investment strategist di Oppenheimer – Con gran parte della pressione inflazionistica proveniente da fattori esogeni (prezzi globali del petrolio, colli di bottiglia della catena di approvvigionamento, strategia Zero Covid in Cina), l’uso da parte della FED della sua principale leva politica, l’aumento del tasso di indebitamento overnight per far salire i costi di finanziamento per imprese e consumatori, ha un potere limitato di arrestare queste pressioni inflazionistiche globali”.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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