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Pensione di garanzia per chi ha meno di 50 anni e per i precari

Nel capitolo pensioni della legge di Bilancio 2020, approdata al Senato per l’inizio dell’esame parlamentare, rimangono le pensioni anticipate con Quota 100, l’Ape social e il regime sperimentale di Opzione donna.

Ma si apre il dibattito su una riforma che prevede anche altre misure, destinate in particolare ai giovani come la pensione di garanzia, come emerge dalle parole del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo: “Il Governo è pronto ad aprire da gennaio tavoli con i sindacati per una riforma generale delle pensioni”, ha detto il ministro del Lavoro a margine dell’incontro con i rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil spiegando che il confronto affronterà il tema della pensione di garanzia per i giovani, i lavori gravosi e il tema della separazione tra assistenza e previdenza.

“È essenziale investire sulle nuove generazioni, vera risorsa per il futuro del Paese al fine di garantire a tutti la possibilità di svolgere un percorso di crescita personale, sociale, culturale e professionale”, si legge nel documento che illustra le linee programmatiche dell’esecutivo, che prevede anche la necessità di creare “le condizioni affinché chi ha dovuto lasciare l’Italia possa tornarvi e trovare un adeguato riconoscimento del merito” oltre a “incrementare politiche di welfare rivolte ai giovani che provengono da famiglie a basso reddito”.

Cos’è la pensione di garanzia

Grande attenzione del governo dovrebbe essere rivolta ai giovani che rischiano in alcuni casi di non poter avere accesso al trattamento previdenziale e comunque di non avere una pensione dignitosa per via di lavori precari e carriere discontinui che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro.
Uno degli obiettivi è dunque quello di incrementare il Fondo previdenziale integrativo pubblico per assicurare alle nuove generazioni con carriere discontinue una copertura previdenziale. Si tratta di una proposta che prevede che l’assegno pensionistico venga calcolato interamente con il sistema contributivo. I destinatari sono soprattutto i nati dopo il 1970 che in molti casi stanno svolgendo lavori precari, discontinui che difficilmente potrebbero andare in pensione con 20 anni di contributi e prima di aver compiuto 70 anni. In base a quanto è stato fatto trapelare, dovrebbe aggirarsi intorno a 650 euro al mese, che potrebbero aumentare di 30 euro per ogni anno di lavoro in più.

Rivalutazione degli assegni e pensionamento donne

Intanto, i pensionati di Cgil, Cisl e Uil non nascondono l’apprezzamento per la disponibilità del ministro del Lavoro, che ha anche detto pubblicamente che la rivalutazione degli assegni e l’accesso al pensionamento per le donne vanno definiti con maggiore attenzione già in questa manovra di bilancio nel corso del percorso parlamentare.
“La ministra ci ha confermato l’obiettivo – ha detto il segretario confederale della Cisl Roberto Ghiselli – di superare strutturalmente l’attuale impianto previdenziale. Il primo tavolo che sarà convocato è quello della pensione di garanzia per i giovani. Gli altri saranno sulla flessibilità in uscita, sui lavoro gravosi, sulla previdenza complementare e sulle pensioni in essere quindi sulla condizione dei pensionati.
Abbiamo chiesto un segnale per le donne”. “Le donne sono le vere vittime del sistema previdenziale – ha aggiunto il segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga. Solo un quarto di chi esce con Quota 100 è donna”.


Fonte: https://quifinanza.it/pensioni/feed/


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