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    Siccità, Umbria chiede stato emergenza

    (Teleborsa) – L’Umbria ha chiesto lo stato d’emergenza per la siccità. Lo ha annunciato la Presidente della Regione Donatella Tesei. Lo ha fatto – ha spiegato in una nota -“dopo avere già posto nei giorni scorsi, durante la Conferenza Stato-Regioni, il tema degli interventi governativi urgentissimi per la siccità in Umbria, e in particolare per il lago Trasimeno”. La richiesta di stato d’emergenza è stata avanzata oggi al Governo e alla Protezione civile nazionale.”Conseguentemente – ha spiegato – ho rappresentato ai Ministeri competenti la necessità di far rientrare il nostro bacino lacustre nel redigendo Decreto siccità”.La presidente ha annunciato anche di avere “dato la disponibilità nel ricoprire per l’Umbria il ruolo di vice Commissario per l’emergenza, sulla base dell’esperienza della ricostruzione post sisma, così da poter gestire al meglio una serie di interventi ordinari e straordinari di cui il Trasimeno necessita”.Per ciò che concerne il lago Trasimeno, la relazione tecnica allegata alla richiesta avanzata dalla Regione – si legge in un suo comunicato – tende a sottolineare la stretta connessione di interscambio idrico tra il lago di Chiusi, inserito nello stato di crisi, e il Trasimeno, sollecitando che quest’ultimo possa, nonostante non abbia prelievi di carattere potabile ma proprio per l’interconnessione, avvalersi del provvedimento emergenziale. LEGGI TUTTO

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    Siccità, emergenza si sposta al Centro: le regioni più a rischio

    (Teleborsa) – Lieve incremento di portata per il Po, grazie alle piogge cadute abbondanti in questi giorni in Valle d’Aosta. A Pontelagoscuro (Ferrara), è risalita a 200 metri cubi al secondo, quando comunque l’allarme cuneo salino scatta già a 450 mc/sec e l’ingressione marina è ormai segnalata a 30 chilometri dalla foce. “L’incremento di portata non risolve il problema del gravissimo deficit idrico nel Grande Fiume, ma scongiura, per ora, lo stop ai prelievi, che comporterebbe enormi danni all’agricoltura”, spiega l’Osservatorio Anbi. Dopo le piogge, che non hanno allentato la morsa sul bacino padano, l’epicentro della siccità si sposta e si estende verso il centro Italia.Coinvolte, in particolare, le Marche, “dove ormai si rischia il razionamento degli approvvigionamenti idrici”. A soffrire maggiormente, le zone di Ascoli Piceno e Fermo, per la perdurante assenza dell’80% delle piogge; i volumi d’acqua, trattenuti negli invasi, calano di un milione di metri cubi a settimana per riuscire a dissetare le campagne e tutti i fiumi hanno portate inferiori alle annate scorse (record storico negativo per il livello del Sentino: -38 centimetri).In Toscana il Bisenzio ha 0,30 metri cubi di portata al secondo contro una media di 2,42 mc/sec) e l’Ombrone è oramai trasformato in un rigagnolo da 500 litri al secondo, quando il Deflusso Minimo Vitale è indicato in 2 mc/sec. Nel Lazio l’Aniene è praticamente dimezzato rispetto alla portata media, il Tevere registra livelli più bassi anche del ‘siccitosissimo’ 2017, Liri e Sacco segnano il dato più basso in anni recenti, il lago di Nemi è di oltre un metro più basso del 2021 e Bracciano è a -32 centimetri dal livello dello scorso anno.In Campania, tutti i fiumi sono in deficit rispetto allo scorso anno (portata odierna del Liri-Garigliano: 36 mc/sec 36; nel 2021: 100 mc/sec), mentre in Abruzzo è la zona di Chieti a soffrire maggiormente per la mancanza d’acqua. LEGGI TUTTO

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    Clima, Giovannini all'OCSE: audacia e strategia per contrastare cambiamenti

    (Teleborsa) – “Dobbiamo essere più audaci. Il contrasto al cambiamento climatico richiede coraggio, visione, strategia e politiche incisive. Occorre agire subito per recuperare il tempo perduto”. Lo ha detto il Ministro delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, Enrico Giovannini, intervenendo alla ministeriale OCSE a Parigi.Il Ministro ha anche ricordato che “il Recovery and Resilience Plan è un’importante occasione per virare verso lo sviluppo sostenibile e un forte aiuto per raggiungere l’obiettivo di decarbonizzazione entro il 2050, sebbene il contesto ci costringa a fare i conti con l’elevato debito pubblico e l’inflazione. In questo percorso – ha aggiunto Giovannini – è necessario che si mobilitino anche i capitali privati puntando su investimenti che riducano drasticamente le emissioni climalteranti e accelerino la transizione ecologica e digitale”. Il ministro ha ribadito la necessità di accelerare affinchè il rilancio economico dell’Italia sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale, a partire dal modo di progettare e costruire infrastrutture e sistemi di mobilità sostenibili e resilienti. “L’azione del ministero – ha proseguito – è sempre più coerente con il cambio del nome, da ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a ministero delle Infrastrutture e della Mobilita’ Sostenibili, e oltre il 70% dei progetti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) possono essere classificati come contributo alla lotta contro la crisi climatica”.Raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’agenda 2030 dell’Onu e rispettare gli impegni presi con gli accordi di Parigi sul cambiamento climatico richiede un’accelerazione dell’impegno finanziario a favore dei paesi in via di sviluppo e i Foreign Direct Investment (FDI) possono giocare un ruolo importante in questa direzione, dato che si stima che sia necessario mobilitare ogni anno 4 trilioni di dollari di investimenti pubblici e privati per raggiungere gli Obiettivi dell’Agenda 2030. “Le risorse non saranno mai sufficienti se nel frattempo non si migliora la qualità degli investimenti verso lo sviluppo sostenibile e non si aumenta la resilienza del sistema economico e sociale in vista di future crisi. Occorre superare il concetto di esternalità ovvero di misure successive per mitigare gli effetti negativi di scelte di corto respiro”, ha concluso Giovannini, richiamando l’importanza del ruolo dell’Ocse. “L’Organizzazione dà un forte e decisivo contributo, non solo in termini di orientamento delle politiche, ma anche in quanto fornitore di eccellenti basi di dati e di informazioni a supporto delle riforme e delle politiche di investimento orientate alla decarbonizzazione, all’aumento della qualita’ del lavoro, all’uguaglianza di genere, alla produttività e all’innovazione”. LEGGI TUTTO

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    Clima, riunione dei ministri dell'Ambiente: timori per “effetto guerra” e buoni propositi per la Cop27

    (Teleborsa) – Si è conclusa oggi a Copenhagen la riunione dei ministri dell’Ambiente per fare il punto sull’attuazione degli impegni per il clima presi alla Cop26 di Glasgow nel novembre scorso e per preparare la prossima Cop27 di Sharm El-Sheikh in Egitto, dal 7 al 18 novembre 2022, a sei mesi di distanza quindi dai due appuntamenti. L’obiettivo della riunione – si legge in una nota lettera aperta del presidente della Cop26, il britanico Alok Sharma, e da quello della Cop27, il ministro degli Esteri egiziano Sameh Shoukry, pubblicata dall’Onu – era quello di “dare seguito e accelerare l’attuazione degli impegni in questo decennio critico. Sappiamo tutti che è necessario fare molto di più per garantire di mantenere a portata di mano 1,5°C, proteggere i più vulnerabili e garantire che i flussi finanziari raggiungano la scala necessaria. Ma sappiamo anche che è possibile arrivarci se agiamo rapidamente e agiamo insieme”.Al meeting hanno partecipato una quarantina di delegazioni da diversi Paesi, principalmente occidentali, in cui è spiccata l’assenza di Brasile e India, mentre la Russia non è stata invitata. Per l’Italia ha partecipato l’ambasciatore Alessandro Modiano, inviato speciale per il clima. I temi discussi nella due giorni di Copenhagen sono stati quelli dell’adattamento ai cambiamenti climatici, della mitigazione degli effetti, della riduzione delle emissioni e della finanza climatica. “L’obiettivo era soprattutto mantenere alta l’attenzione dei governi sugli impegni presi alla Cop26. Si è parlato di come raggiungere l’obiettivo del Fondo da 100 miliardi all’anno per la decarbonizzazione dei paesi più poveri”, ha spiegato Modiano all’ANSA, un fondo che fa parte dell’Accordo di Parigi approvato nel 2016 ma che non ha mai trovato attuazione.Sullo sfondo la guerra in Ucraina e le conseguenze del conflitto sul percorso di decarbonizzazione delle economie. Per Modiano “c’è una spinta a trovare nuove fonti di approvvigionamento di gas, ma anche una spinta ad accelerare sulle rinnovabili. La guerra porta a una transizione ecologica più rapida”. Più pessimista prima dell’incontro era stato l’inviato per il clima degli Stati Uniti che in un’intervista al Guardian aveva affermato che la guerra ha riportato indietro alcuni paesi negli sforzi per abbattere le emissioni minacciando di spingere il mondo fuori rotta per il raggiungimento degli obiettivi climatici.L’incontro di Copenhagen è coinciso con il 30esimo anniversario dell’UNFCCC, la Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici nel quadro in cui si svolgono questo tipo di riunioni. I prossimi appuntamenti internazionali in materia di clima sono la riunione dei ministri dell’Ambiente del G7 il 26 e 27 maggio a Berlino e dal 31 maggio l’incontro Stoccolma+50, mentre a metà giugno a Bonn è in programma una riunione preparatoria della Cop27 di Sharm. A fine giugno si terrà il gruppo di lavoro sull’Ambiente del G20, in preparazione della riunione dei ministri a fine agosto. LEGGI TUTTO

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    Rischi climatici, 32% degli impieghi bancari di famiglie e imprese italiane esposto a eventi acuti

    (Teleborsa) – Al 30 Giugno 2021 il 32% degli impieghi bancari di famiglie e imprese italiane sono stati erogati in territori esposti ad un elevato rischio di eventi climatici acuti, come alluvioni, precipitazioni e frane. È quanto rileva SustainAdvisory che ha mappato l’esposizione al rischio climatico degli impieghi del sistema bancario italiano tramite l’indicatore di rischio fisico AWARE “Accident Weather Analytics & Risk Events”, sviluppato sulla base di banche dati validate da agenzie pubbliche. Il rischio è classificato su una scala di 5 classi etichettate con: Molto Basso, Basso, Medio, Alto, Molto Alto, sulla base della frequenza e dell’intensità degli eventi. I dati sono inoltre integrati dalle statistiche degli eventi degli ultimi due anni che hanno dato luogo a provvedimenti legislativi per la dichiarazione di stato di emergenza o di calamità.Al centro dell’attenzione delle autorità di vigilanza internazionali il rischio derivante dai cambiamenti climatici, a causa del previsto aumento della frequenza e della magnitudine dei disastri naturali, viene valutato dalle autorità per le potenziali perdite finanziarie ad esso associate e quindi per le sue implicazioni sistemiche. La magnitudine delle esposizioni bancarie ai rischi fisici – evidenzia SustainAdvisory – dipenderà dalle azioni di riduzione delle emissioni e dal grado di adattamento al cambiamento climatico che si adotteranno in questi prossimi anni. A tal fine la Banca Centrale Europea sta iniziando a tenere traccia delle esposizioni bancarie ai rischi fisici nella sua attività di supervisione. Da Giugno 2021 è stata introdotta per le banche la rendicontazione del portafoglio crediti per settore ed esposizione a eventi climatici cronici e acuti, mentre nel corso del 2022 avrà luogo il primo stress test climatico sui principali istituti finanziari europei.Impieghi di Famiglie e Imprese – In Italia, a fronte di impieghi a famiglie e imprese pari a 1,310 milioni di euro (dati di Banca d’Italia) il 32%, pari a 414 milioni di euro, è erogato in territori con un rischio di eventi climatici acuti significativo (classi Alto e Molto Alto) come alluvioni, precipitazioni e frane. Le macroregioni più esposte risultano essere il nord est, il sud e le isole. Le conseguenze degli eventi di precipitazione, alluvioni e frane sono numerose e disparate: dall’allagamento di strade, case, edifici, locali commerciali e cantieri, alla tracimazione degli impianti fognari, deperimento delle strutture di copertura ed isolamento (tetti, tettoie, terrazzi, solai), infiltrazioni idriche, lesioni e guasto di mezzi di trasporto, smottamento di terreni e crollo di pareti rocciose. Tra i potenziali danni dell’evento vanno considerati oltre alle spese di manutenzione, ricostruzione e ripristino dello stato dei luoghi, di edifici, infrastrutture e mezzi, anche i mancati introiti per l’interruzione di eventuale attività commerciale o di riscossione (pedaggi, tariffe, canoni di locazione). Famiglie e mutui – Gli impieghi delle famiglie consumatrici a giugno 2021 ammontavano a 570 miliardi di euro. Il 61% di questi, pari a 350 miliardi di euro, sono impieghi per mutui abitativi. Le polizze assicurative che le banche richiedono normalmente ai mutuatari raramente includono rischi da eventi climatici, essendo per lo più polizze contro danni da incendio o polizze sul rischio vita del mutuatario. Stando ai risultati di AWARE circa il 34% di questi impieghi, ovvero circa 119 miliardi di euro, è erogato in territori con esposizione ad eventi climatici acuti elevati (classi di rischio Alto o Molto Alto). I danni da eventi climatici acuti ad edifici residenziali (allagamento, infiltrazioni, guasti e deperimento delle strutture di copertura) – sottolinea SustainAdvisory – possono dar luogo a spese di manutenzione straordinaria e ripristino che mettono a rischio la capacità di rimborso delle quote di capitale ed interesse dei mutui oltre a ridurre il valore complessivo dell’immobile. Impieghi imprese non finanziarie – Gli impieghi delle imprese non finanziarie a giugno 2021 ammontavano a 740 miliardi di euro. Il 30% di questi, pari a 221 miliardi di euro sono prestiti erogati a imprese domiciliate su territori esposti ad un rischio di eventi climatici acuti significativi (classi di rischio Alto e Molto Alto). I settori relativamente più esposti sono agricoltura e costruzioni, rispettivamente con il 34% e 32% delle erogazioni, in territori in classe di rischio Alto o Molto Alto, che rispettivamente ammontano a 4miliardi di euro e 21miliardi di euro. In valore assoluto, tuttavia, il settore dei servizi, con 107miliardi di euro è quello più esposto a rischio Alto o Molto Alto, di cui 80 miliardi di euro esposti al rischio di precipitazioni. LEGGI TUTTO

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    Clima, Fondazione Enel ed Epri lanciano serie di seminari su resilienza delle reti

    (Teleborsa) – Rafforzare la resilienza della rete elettrica. Con questo obiettivo Fondazione Enel (FE) e l’Electric Power Research Institute (EPRI) hanno avviato una collaborazione per una nuova serie di seminari virtuali incentrati sull’adattamento climatico del settore elettrico. Poiché i Paesi di tutto il mondo per raggiungere, entro il 2050 la neutralità in termini di emissioni in tutti i comparti economici accelerano la mitigazione attraverso la decarbonizzazione, la sfida dell’adattamento della rete – spiega Enel in una nota – deve essere affrontata sistematicamente alla stessa velocità per garantirne la resilienza.Eventi meteorologici rilevanti, che un tempo si verificavano ogni 100 anni, al giorno d’oggi – sottolinea la nota – accadono con maggiore frequenza e possono mettere a rischio la fornitura sicura, affidabile e a costi convenienti dell’elettricità. I seminari tecnici nati dalla collaborazione di EPRI e FE, che inizieranno questo inverno, affronteranno numerosi argomenti chiave, tra i quali: valutazione del rischio climatico fisico, potenziali vulnerabilità e strategie e tecnologie di adattamento tra gli asset e le risorse del sistema, nonché le implicazioni per le operazioni sulla rete e la sua pianificazione.”Il clima è già cambiato e i moderni sistemi energetici hanno mostrato un alto livello di resilienza alle minacce ad esso legate grazie all’affidabilità della loro rete elettrica e alla produzione progressivamente decentralizzata – ha affermato Carlo Papa, managing director di Fondazione Enel –. Siamo onorati di collaborare con EPRI a questi seminari, condividere le migliori pratiche, animare il dibattito e promuovere l’adozione di nuove strategie per affrontare la resilienza del settore energetico”.”Data la maggiore frequenza con cui si verificano eventi meteorologici estremi, è necessario che le utility elettriche si adattino per garantire ai consumatori energia elettrica senza interruzioni. Dobbiamo capire in che modo il mutamento delle condizioni climatiche potrebbe influenzare il sistema elettrico – ha dichiarato Daniel Brooks, vicepresidente di Integrated Grid and Energy Systems di EPRI –. EPRI è entusiasta di collaborare con Fondazione Enel nell’ambito di questi importanti seminari”.Al termine di questi seminari tecnici, EPRI e FE pubblicheranno un white paper che riassumerà i risultati chiave e individuerà le priorità di ricerca future. LEGGI TUTTO

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    Clima, dicembre 2021 in Europa è stato il più freddo dal 2012 nonostante il caldo record della fine del mese

    (Teleborsa) – L’Europa ha avuto il suo dicembre più freddo dal 2012, anche se diversi paesi hanno sperimentato un caldo record alla fine del mese. È quanto è emerso dal bollettino mensile Copernicus della Commissione europea. L’estensione del ghiaccio marino artico a dicembre 2021 era solo del 2% inferiore alla media del periodo 1991-2020, classificandosi al 12° posto più basso nella registrazione di dati satellitari degli ultimi 43 anni.Lo scorso mese è stato anche più piovoso della media nell’Europa centrale e meridionale. Al contrario, condizioni più asciutte della media si sono registrate sulle Alpi, in Scandinavia, in parti dell’Europa orientale e della penisola iberica.Il bollettino ha segnalato che a dicembre 2021 c’è stato un sorprendente contrasto di temperature in tutta Europa. Temperature superiori alla media 1991-2020 si sono verificate nell’Europa occidentale e in gran parte del sud, dalla penisola iberica al Mar Nero. Ad esempio, nel Regno Unito , queste temperature superiori alla media sono state associate al rilevamento di nuovi record giornalieri di temperatura fino a 16,5°C a Capodanno. Al contrario, in tutta la Scandinavia e nell’Europa nord-orientale, le temperature sono state al di sotto della media, con la Svezia che ha registrato il suo primo dicembre più freddo della media dal 2012. I -20,9°C di San Pietroburgo, in Russia, infine, hanno battuto un record giornaliero che reggeva dal 1893. LEGGI TUTTO

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    Clima e transizione: la parola d'ordine è “cooperazione”

    (Teleborsa) – “Un nuovo sistema energetico globale sta emergendo, lo vediamo ogni giorno, il 90% di tutte le centrali istallate nel 2021 è da fonti rinnovabili ed il solare ha la leadership nel nuovo mercato elettrico”. Lo ha detto il Direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, in occasione della sua visita a Roma per un evento organizzato dall’Eni intitolato “World Energy Outlook 2021 – L’Italia e la transizione energetica tra Cop26 e scenari globali”.Il messaggio che l’ultima edizione del WEO vuole dare – ha spiegato Birol – è che “dobbiamo preparare le nostre economie ed industrie, senza escludere nessuno, ed abbiamo bisogno di tutte le tecnologie esistenti, auto elettriche, carbon capture e così via, per centrare l’obiettivo di riduzione delle emissioni”.Il Direttore dell’AIE ha tenuto anche a sottolineare che il cambiamento non sarà improvviso, “dal giorno alla notte”, ma sarà progressivo e stabile nel tempo. Birol ha anche riconosciuto l’importanza della leadership dell’UE ed il suo ruolo chiave per la decarbonizzazione.L’evento si è tenuto al Gazometro, a Roma, un luogo simbolo per l’Eni. L’Amministratore delegato Claudio Descalzi ha ricordato che il processo di transizione dell’Eni è iniziato nel 2014, in coincidenza con la crisi dell’oil&gas, che ha stimolato la ricerca di “alternative” al core business. Una scelta che nel tempo ha visto il gruppo impegnato con importanti investimento per lo sviluppo di diverse tecnologie – dalle bioraffinerie alla carbon capture – per arrivate a delineare una strategia che ha come obiettivo il Net Zero.A proposito del problema della carbon tax, Descalzi ha sottolineato che c’è bisogno di una sistema più equilibrato, dove tutti pagano la tassa sulle emissioni, a partire da Cina, Stati Uniti e Russia, altrimenti ne va della competitività di Paesi come l’Europa che hanno una carbon tax che ha raggiunto circa 70 dollari.Il tema della cooperazione internazionale è stato condiviso da tutti gli ospiti all’evento, compreso il Vicepresidente europeo Paolo Gentiloni, che ha parlato della leadership europea nel campo della transizione energetica e della necessità di esercitarla dentro e fuori i suoi confini. Il commissario ha messo il punto anche su un altro aspetto cruciale, il bilanciamento fra la transizione climatica e la sua accettabilità sociale, sottolineando “quello che nn dobbiamo fare è rendere la transizione difficile da realizzare perché non accettata”.A Proposito del PNRR, Gentiloni ha riconosciuto la difficoltà di mettere a terra risorse ingenti e l’impegno richiesto per farlo, ma ha sottolineato che “senza transizione climatica, la forza e competitività della manifattura italiana sarà messa a rischio e l’utilizzo delle risorse sarà fondamentale per il futuro del Paese”.Anche il Ministro degli esteri Luigi Di Maio ha parlato dell’importanza di un coordinamento globale ed ha fatto cenno alla Cop 26 ed al fondo di 100 miliardi di dollari per sostenere la transizione dei Paesi in via di Sviluppo, che necessariamente andrà a favorire la sponda a Sud del Mediterraneo, con implicazioni anche sul fronte geopolitico e delle migrazioni. LEGGI TUTTO