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    Giappone, produzione industriale in calo a febbraio

    (Teleborsa) – Confermata in calo la produzione delle fabbriche giapponesi a febbraio. Secondo la stima definitiva del Ministero del Commercio Internazionale e dell’Industria giapponese (METI), l’indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso del 3,9%, come previsto nella stima preliminare e atteso dagli analisti. A gennaio si era registrata una discesa del 6,7%. Su base mensile il dato non destagionalizzato della produzione è in calo dello 0,6%. Le consegne registrano una flessione del 4,7% mentre le scorte segnano una discesa dell’1,7%. La ratio scorte/vendite evidenzia una variazione pari a +1,9%. LEGGI TUTTO

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    Cirielli: “Napoli è la capitale del Mediterraneo”

    (Teleborsa) – “L’Italia nel mondo occidentale rappresenta una grande potenza economica ma soprattutto diplomatica. In quest’ottica, Napoli ha da sempre una forte proiezione internazionale essendo di fatto la capitale del Mediterraneo che le ha consentito negli anni di costruire una classe dirigente dotata di enormi capacità diplomatiche. Il Corpo diplomatico partenopeo costituisce senza alcun dubbio un valore aggiunto per il Paese e per la diplomazia italiana”. Lo ha dichiarato Edmondo Cirielli, Vice Ministro agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale, nel corso della celebrazione del 50esimo anniversario del Corpo consolare di Napoli, che si è svolto presso la sede dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Napoli, presieduto da Eraldo Turi. Il Corpo Consolare di Napoli, guidato dal segretario generale Mariano Bruno, è stato fondato nel 1974 con 25 Consoli, oggi diventati 70, festeggia l’importante anniversario con un ciclo di incontri e dibattiti in programma fino a novembre 2024. È un corpo intermedio importante perché con la sua attività ha sempre facilitato i rapporti tra i governi e i paesi e la cooperazione tra gli stessi sia in termini economici che culturali, facendo da cerniera tra Consolati e Istituzioni. “È un ruolo fondamentale, spesso non adeguatamente percepito – spiega Bruno – ma molto delicato perché ogni Paese ha naturalmente i propri governi, conflitti, orientamenti politici, commerci internazionali, e sovranità. Per questo il Corpo Consolare di Napoli cerca di rappresentare verso le Istituzioni quelli che sono gli interessi comuni senza però entrare nel merito dei rapporti e della sovranità dei singoli Stati, che resta una questione di diritto internazionale assolutamente scevra da qualsiasi influenza”. Il Corpo Consolare di Napoli ha avuto un’evoluzione importante in termini di presenze: Napoli è infatti la seconda piazza in Italia, dopo Milano, per numero di consolati. “Il capoluogo campano – continua Bruno – è per elezione e logistica una città multiculturale inclusiva in cui sono rappresentate molte etnie e Comunità, con i Consoli chiamati a difendere interessi e prerogative delle proprie comunità”. Durante l’incontro si è discusso, fra l’altro, dell’impatto dell’instabilità politica e degli attuali conflitti internazionali su Europa e Africa. Tra le prossime attività in programma del Corpo Consolare ci sono una importante iniziativa editoriale e un progetto di cucina internazionale al quale hanno già aderito 32 Paesi.”Il Corpo Consolare di Napoli è presidio di pace e legalità – ha sottolineato Turi – così come lo sono le ambasciate e tutta la diplomazia italiana. Un ruolo delicato specie in questi tempi di conflitti bellici che hanno ricadute pesanti sull’economia di tutti i Paesi. La città partenopea può svolgere un ruolo significativo nel promuovere politiche di pacificazione e giustizia affinché si crei terreno fertile per far ripartire l’economia nei mercati internazionali e per consentire alle imprese della nostra regione di ritornare ancora più forti e competitive”.”Abbiamo una straordinaria rappresentanza diplomatica nella nostra regione e – ha detto Vincenzo Moretta, presidente della Fondazione Odcec di Napoli – celebrare questa ricorrenza nella sede dei commercialisti ha un significato particolare dal punto di vista economico perché il ruolo dei consoli non è soltanto quello di assistere i cittadini degli altri Paesi nelle mille difficoltà ma anche quello di intraprendere iniziative che possano sviluppare rapporti commerciali e imprenditoriali per favorire il processo di internazionalizzazione delle nostre aziende”.All’evento, moderato dal giornalista Rai Massimo Calenda, erano presenti, fra gli altri, gli Ambasciatori in Italia della Polonia Anna Maria Anders e della Romania Gabriela Dancau, il prefetto di Napoli Michele di Bari, il Presidente della Corte di Appello Eugenio Forgillo, il Comandante Interregionale della Guardia di Finanza Generale Vito Augelli, il Presidente del Tribunale dei Minori Paola Brunese, il Presidente dell’Autorità Portuale Andrea Annunziata, il Presidente Emerito della Corte dei Conti Marchese Arturo Martucci, il Vice Presidente della Camera di Commercio di Napoli Fabrizio Luongo, il Vice Presidente dell’Unione Industriali di Napoli Carlo Palmieri, il Vice Comandante dei Carabinieri Campania Claudio Mazzarese Fardella Mungivera, l’Ammiraglio di Squadra della Marina Militare Salvatore Vitiello e numerosi Consoli ed autorità civili e militari. LEGGI TUTTO

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    Sostenibilità, Parlamento Ue adotta nuova legge per ridurre emissioni del settore energetico

    (Teleborsa) – “Il voto del Parlamento europeo rappresenta l’ultimo decisivo passo verso l’adozione di una legge fondamentale per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico”. È quanto ha dichiarato Flavia Sollazzo, senior director EU Energy Transition di Environmental Defense Fund Europe, commentando l’approvazione da parte del Parlamento UE della prima regolamentazione europea in materia di emissioni di metano. “In qualità di maggiore importatore di gas naturale al mondo, l’UE – ha proseguito Sollazzo – può svolgere un ruolo fondamentale nella riduzione delle emissioni di metano e, così facendo, ridurre anche il riscaldamento globale e raggiungere gli obiettivi climatici. Il regolamento fisserà nuovi e severi limiti alle emissioni prodotte dalle attività legate ai combustibili fossili nei 27 Stati membri indicando anche standard rigorosi alle importazioni energetiche. L’approvazione da parte del Parlamento è un segnale forte ma il lavoro non finisce qui. Dopo il via libera del Consiglio dell’UE, la fase di attuazione sarà fondamentale per garantire che la legislazione sia efficace nel guidare l’azione per la riduzione del metano”.Il metano è un potente gas a effetto serra identificato come il secondo maggior responsabile del riscaldamento globale, con un potenziale climalterante più di 80 volte superiore a quello dell’anidride carbonica nei primi 20 anni dalla sua immissione nell’atmosfera.??Insieme a numerosi partner tra cui Google, Space X e Harvard University, Environmental Defense Fund ha sviluppato un satellite rivoluzionario in grado di tracciare le emissioni di metano provenienti dal settore energetico in tutto il mondo. Si chiama MethaneSAT ed è stato lanciato in orbita lo scorso marzo.(Foto: © European Union 2019 – Source : EP) LEGGI TUTTO

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    Mercato veicoli industriali: nessun accenno alla ripresa (-0,9%)

    (Teleborsa) – Il comparto dei veicoli industriali registra a marzo una leggera contrazione (-0,9%), con un totale di 2.610 veicoli immatricolati rispetto ai 2.635 dello stesso periodo dell’anno precedente. Esaminando le diverse categorie di peso, si nota un incremento delle immatricolazioni dei veicoli leggeri fino a 6 t, che segnano un avanzo del 65,7%, mentre soffrono i mezzi medio-leggeri sotto le 16 t, in calo a -8,6%. Allo stesso modo, risultano in flessione i veicoli pesanti di massa uguale o superiore a 16 t, il cui volume di mercato è pari all’87,4%, che perdono quasi 30 unità rispetto a marzo 2023 (-1,2%). Questa la stima del mercato dei veicoli industriali per il mese di marzo 2024 effettuata dall’Unione Nazionale Rappresentanti Autoveicoli Esteri (UNRAE) sulla base dei dati di immatricolazione forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. “Non sorprendono i dati dell’immatricolato di marzo, coerenti con le previsioni UNRAE di inizio anno. Il mercato inizia a riflettere le ben note difficoltà dell’autotrasporto e la flessione in volume dei mezzi pesanti potrebbe diventare molto più preoccupante se il Governo non interverrà con urgenti misure a sostegno del settore – commenta Paolo A. Starace, presidente della Sezione Veicoli Industriali dell’UNRAE –. Purtroppo, appare chiaro che attualmente le istanze del trasporto pesante non rientrino tra le priorità dell’Esecutivo. Coerentemente con quanto previsto per gli altri comparti, come quello dell’auto e dei veicoli commerciali, riteniamo indifferibile un intervento concreto ed efficace per far ripartire il mercato e sostenere in maniera fattiva il rinnovo del parco circolante. Il trasporto delle merci e la logistica sono settori di importanza strategica per il nostro Paese, eppure, a causa del gravissimo ritardo degli interventi pubblici, le imprese italiane sono fortemente svantaggiate rispetto ai competitor internazionali, che possono contare su contributi, diretti o indiretti, all’acquisto e all’utilizzo di veicoli di ultima generazione a bassissime o zero emissioni, come ad esempio l’esenzione dal pagamento delle tariffe autostradali. In questo contesto, pur riconoscendo l’importanza di questioni operative come l’attraversamento delle Alpi, – conclude Starace – crediamo che la politica non debba trascurare l’assoluta necessità di svecchiare il parco veicolare in linea con i target ambientali comunitari. A tal proposito, auspichiamo che i principi e i criteri del Regolamento sulla riduzione delle emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, confermati dalla votazione di ieri del Parlamento europeo sul testo finale del provvedimento, non vengano stravolti in prossimi riesami, vanificando gli ingenti investimenti e la pianificazione industriale già da tempo intrapresa dalle Case”. LEGGI TUTTO

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    Snam premiata con il “Transition Bond of the Year”

    (Teleborsa) – Snam si è aggiudicata per il secondo anno consecutivo il premio “Transition Bond of the Year” conferito da Environmental Finance, rivista specialistica che affronta tematiche legate alla finanza sostenibile. Quest’anno Snam ha ricevuto il riconoscimento per il successo del collocamento dell’EU taxonomy-aligned transition bond convertibile in azioni ordinarie esistenti di Italgas, il primo nel suo genere emesso in assoluto sul mercato. Con un importo di 500 milioni di euro e una scadenza fissata al 29 settembre 2028, il bond offre una cedola annua del 3,250%.La transizione – fa sapere Snam in una nota – rappresenta un elemento cardine della strategia di Snam nel percorso verso la finanza sostenibile, per supportare le iniziative di transizione e decarbonizzazione, riaffermando il ruolo di leader della Società in questo settore. L’emissione di questo bond ha contribuito al raggiungimento dell’obiettivo di finanza sostenibile di Snam, tre anni prima del previsto. In occasione del Piano Strategico presentato lo scorso gennaio, Snam ha quindi aggiornato il proprio obiettivo di finanza sostenibile, incrementandolo dall’80% all’85% entro la fine del 2027.Per raggiungere questo traguardo, Snam ha recentemente pubblicato il Sustainable Finance Framework, un aggiornamento del Framework del 2021 che segna un passo ulteriore verso un approccio che integra il mondo Green a quello Sustainability-Linked, puntando sulla trasparenza nell’allocazione del capitale e sulla chiarezza negli obiettivi della Società.La strategia sostenibile di Snam – si legge nella nota – si adatta ad un mercato in costante evoluzione, sempre più incentrato sulla trasparenza e sullo sviluppo di strategie di transizione credibili e ambiziose. In linea con questo impegno, nel febbraio 2024, Snam ha emesso il primo bond che combina una tranche Green volta al finanziamento di specifici progetti e una tranche Sustainability-linked legata ad obiettivi di riduzione delle emissioni scope 3, oltre che scope 1&2. L’operazione ha consentito di associare, da parte di una Società europea, per la prima volta in assoluto due strumenti in un’unica emissione, rispondendo così alle crescenti esigenze del mercato. LEGGI TUTTO

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    GenAI: al settore pubblico oltre 1.750 miliardi di dollari di produttività ogni anno entro il 2033

    (Teleborsa) – Molti governi hanno iniziato a sperimentare l’intelligenza artificiale generativa (GenAI) per migliorare la qualità e la velocità dei processi decisionali e aumentare efficienza ed efficacia di politiche, programmi e servizi pubblici. Proprio quando le finanze pubbliche sono messe alla prova da una crescita economica che va a rilento, la GenAI offre infatti l’opportunità ai governi nel mondo di migliorare i servizi offerti a cittadini e imprese, così come di generare valore. Come già illustrato nello studio di Boston Consulting Group (BCG), Generative AI for the Public Sector: From Opportunities to Value, infatti, le amministrazioni pubbliche potrebbero aumentare la propria produttività grazie all’uso di strumenti basati su GenAI, quantificabile a livello globale in 1.750 miliardi di dollari all’anno entro il 2033. Trasformazione possibile attraverso l’attivazione di sei abilitatori cruciali: Leadership, Persone e Competenze, Partnership, Tecnologia, Dati e Politiche e Governance. Ognuno di questi abilitatori gioca un ruolo fondamentale nel garantire l’implementazione e la scalabilità delle soluzioni GenAI all’interno del settore pubblico. In Italia, queste tecnologie possono generare un guadagno quantificabile intorno ai 25 miliardi di dollari annui. Ma cosa pensano i cittadini di questa rivoluzione? BCG e Salesforce hanno condotto un’analisi congiunta su 41.600 utenti abituali del web in 48 giurisdizioni nel mondo. Dal report “Gen AI: The Trust Multiplier for Government”, emerge che, sebbene molti cittadini si sentano a proprio agio con l’idea che il governo utilizzi l’AI, sono due le principali fonti di preoccupazione: la velocità di implementazione e sviluppo della stessa AI e il potenziale impatto su posti di lavoro ed economia. Inoltre, più di un terzo dei cittadini intervistati non si fida affatto dell’uso responsabile dell’AI da parte dei governi, a fronte di circa tre intervistati su cinque a livello globale che invece dichiarano di fidarsi. È evidente, quindi, che il punto di partenza è costruire (o ricostruire) la fiducia di molti cittadini.”Implementando la GenAI in aree mirate, il settore pubblico – afferma Roberto Ventura, Managing Director e Partner di BCG – può ottenere miglioramenti significativi nell’erogazione dei servizi, nell’efficienza operativa e nel coinvolgimento dei cittadini. Inoltre, i governi potranno usare la maggiore produttività per affrontare le esigenze dei cittadini non soddisfatte appieno o impegnarsi in attività ad alto valore aggiunto per la comunità.”Per comprendere meglio il modo in cui i cittadini si sentono, l’analisi ha misurato innanzitutto il loro grado di familiarità con la tecnologia. In media, il 27% degli intervistati utilizza gli strumenti di GenAl almeno una volta alla settimana e il 16% almeno una volta al giorno (43% complessivamente). Le tendenze nell’uso quotidiano variano in modo significativo a seconda dell’area, ad esempio, solo il 4% degli intervistati in Italia utilizza gli strumenti di GenAl almeno una volta al giorno, rispetto al 15% degli Stati Uniti e al 42% del Qatar. Vi è tuttavia un 23% di persone a livello globale a non aver mai usato questi strumenti.Dal momento che il 74% degli intervistati ha dichiarato di aver avuto problemi con i servizi digitali della pubblica amministrazione negli ultimi due anni, quasi la stessa percentuale (75%) si aspetta che la qualità dei servizi digitali arrivi ad essere al pari di quella delle migliori aziende del settore privato grazie all’uso dell’AI e della GenAI. Il 40% degli intervistati nel mondo ritiene poi che i benefici dell’AI nella pubblica amministrazione siano superiori ai rischi, il 31% afferma che sono uguali e il 21% che i rischi sono maggiori. Tuttavia, gli intervistati con maggiore conoscenza dell’AI hanno una probabilità doppia di affermare che i benefici superano i rischi rispetto a quelli che conoscono meno la tecnologia e una probabilità doppia rispetto a quelli che non hanno alcuna conoscenza dell’AI. Gli italiani si dicono preoccupati principalmente per la perdita di posti di lavoro (36%) e per le capacità degli individui che usano questi strumenti (30%).Il 63% degli intervistati si sente a proprio agio nell’interagire con l’AI per accedere ai servizi governativi, percentuale che in Italia è più bassa ma non molto lontana (48%). Nel dettaglio, il 71% a livello globale si sente a proprio agio se il governo utilizza la GenAI per comunicare in più lingue, il 69% se gli agenti del servizio clienti utilizzano strumenti di supporto basato su GenAI e il 67% è d’accordo con l’uso di GenAI per snellire le attività amministrative. Il livello di comfort dei cittadini è molto più basso quando si parla di utilizzare la GenAI per prendere decisioni automatizzate sull’accesso ai servizi pubblici o per monitorare il sentiment pubblico.”Sebbene molti potrebbero aspettarsi che l’applicazione della GenAI nelle amministrazioni pubbliche generi conseguenze negative, questa tecnologia ci si aspetta trasformi radicalmente la natura in cui il settore opera come già osservato in altri ambiti – conclude Ventura –. Il processo non deve tuttavia lasciare fuori i cittadini, che ne sono parte integrante e a cui i governi devono assicurare piena trasparenza sull’utilizzo responsabile delle tecnologie così come dei loro dati”. Per aumentare la fiducia dei cittadini nell’uso dell’AI nelle pubbliche amministrazioni, infatti, gli stessi hanno indicato la creazione di leggi per assicurarne il corretto utilizzo e di regolamenti specifici per la salvaguardia dei dati personali come i principali modi per fidarsi maggiormente, citati a livello globale rispettivamente dal 38% e dal 34% degli intervistati, analogamente a quanto fatto dal 32% e 35% degli italiani. Tuttavia, il 10% degli intervistati globali rimane sfiduciato nell’uso di queste tecnologie, dichiarando che nulla potrebbe fargli cambiare idea. LEGGI TUTTO

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    Fisco, UPB: “Spese fiscali complessive salgono a 105 miliardi, raddoppiate dal 2018”

    (Teleborsa) – È molto basso, ad oggi, l’impatto delle politiche di razionalizzazione sulle spese fiscali. Salgono a 105 miliardi le spese fiscali complessive, raddoppiate dal 2018. Con la riforma del 2023 taglio medio di circa 152 euro per 1,4 milioni di contribuenti e anziché diminuire, il numero delle agevolazioni aumenta di un terzo e arriva a 625. È quanto emerge dal focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio sui recenti interventi normativi in materia di detrazioni ed agevolazioni fiscali. Nel report l’Upb fa il punto su detrazioni per oneri ed erogazioni liberali e sugli effetti delle modifiche apportate con la legge di bilancio per il 2020 e con il primo modulo della riforma dell’Irpef a fine 2023 e accenna a possibili approcci alternativi.L’UPB ricorda che sin dal 2009 in Italia sono state avviate iniziative al fine di contenere le spese fiscali, quell’insieme di sconti, esenzioni e regimi speciali di tassazione che contribuiscono a rendere il sistema tributario meno equo e trasparente, più distorsivo e che comportano una rilevante perdita di gettito. Da allora, sono stati disposti monitoraggi annuali come base conoscitiva e, dal 2016, una specifica Commissione produce ogni anno un rapporto tecnico che costituisce la base di un documento programmatico allegato alla NADEF, in cui il Governo dovrebbe indicare gli interventi di riduzione o riforma da disporre nella successiva legge di bilancio. Nonostante queste azioni, negli ultimi anni il numero delle agevolazioni fiscali è aumentato ulteriormente: tra il 2018 e il 2024 è cresciuto di un terzo, passando da 466 a 625, e la perdita di gettito complessiva è quasi raddoppiata, da 54 a 105 miliardi. Sono aumentati in particolare i regimi speciali e le esenzioni, ed eccezionale è stato l’incremento dei crediti di imposta (in particolare quelli legati ai lavori edilizi); a ciò si aggiunge il maggiore ricorso a forme specifiche di esenzione quale il welfare aziendale. Tale fenomeno è inoltre accompagnato dal rafforzamento delle agevolazioni già esistenti, influenzate dall’evoluzione demografica, dalle dinamiche economiche e dei mercati, dall’aumento del ricorso alle strutture private in ambito sanitario ma anche dalla stessa diffusione della dichiarazione precompilata, che ha indotto un incremento della fruizione delle detrazioni sanitarie.In questo contesto di generale incremento delle spese fiscali, i tentativi per ridurle si sono concentrati sul contenimento delle detrazioni per oneri ed erogazioni liberali ai fini Irpef, che valgono complessivamente solo il 6 per cento di tutte le agevolazioni, attraverso due distinti interventi:la legge di bilancio per il 2020 (L. 160/2019) ne ha disposto l’indetraibilità parziale per contribuenti oltre 120mila euro di reddito e totale oltre 240mila; il primo modulo della riforma dell’Irpef (D.Lgs. 216/2023) ha ridotto di 260 euro le detrazioni per i contribuenti con reddito complessivo superiore a 50mila euro.Dall’analisi UPB emerge che, escludendo da entrambi i provvedimenti le detrazioni per spese sanitarie, che costituiscono il 65 per cento del totale delle agevolazioni, e limitando gli interventi ai soli contribuenti con redditi elevati, il recupero di gettito è contenuto, con un risparmio complessivo di 250 milioni (31 il primo provvedimento, 220 il secondo). I due provvedimenti hanno inoltre utilizzato criteri diversi per la riduzione dei benefici, che si sono sovrapposti in una combinazione di scelte non coerenti tra loro sia sull’insieme delle detrazioni da tagliare sia sui meccanismi applicativi, comportando anche una maggiore complessità di gestione per il contribuente.Come evidenziato dalle analisi svolte con il modello di microsimulazione UPB, il primo modulo della riforma dell’Irpef ha interessato circa 1,4 milioni di contribuenti, poco più della metà della platea dei contribuenti con più di 50mila euro. Il taglio medio applicato ai contribuenti coinvolti (pari a 152 euro) è minore della franchigia, e ciò deriva dal fatto che solo una parte dei contribuenti presenta detrazioni fiscali oggetto del taglio superiori a 260 euro (circa il 36 per cento).Nel Focus, inoltre, sono riportate le stime degli effetti delle modifiche tra l’intervento definitivo e quello contenuto nell’originario schema di decreto legislativo, che hanno riguardato la salvaguardia di alcune erogazioni liberali, di cui hanno beneficiato circa 157mila contribuenti che effettuano erogazioni liberali con redditi superiori a 50mila euro (sui circa 900mila totali). Non sarebbero comunque stati interessati dal taglio i circa 500mila contribuenti che effettuano erogazioni liberali optando per il regime di deduzione. Rispetto agli obiettivi di razionalizzazione originari, il fatto di essersi concentrati esclusivamente sulle detrazioni relative agli oneri e alle erogazioni liberali attraverso limiti e franchigie sembra non aver generato un progresso tangibile nella riduzione delle spese fiscali. La stessa delega fiscale, pur auspicando un riordino delle agevolazioni, continua a salvaguardare le componenti più cospicue.Continuano dunque a permanere nel sistema frammentazione e scarsa trasparenza, la tendenza a beneficiare principalmente i contribuenti ad alto reddito e le difficoltà dei soggetti a basso reddito nell’ottenere vantaggi a causa dell’incapienza fiscale, un fenomeno in espansione anche a seguito del progressivo aumento delle soglie di esenzione dall’Irpef e del maggiore ricorso anche ad altre forme di detrazione, ad esempio quelle edilizie.Tra le alternative percorribili per il riordino delle spese fiscali, – evidenzia l’Upb – potrebbe esserci la revisione delle agevolazioni coordinata con le politiche di spesa e di entrata, incluse le compartecipazioni alla spesa. Nel cospicuo capitolo della sanità, ad esempio, le agevolazioni potrebbero essere ripensate nell’ambito di una più ampia riflessione sul livello del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, sul ruolo delle assicurazioni sanitarie (già oggetto di agevolazioni fiscali nell’ambito del welfare aziendale) e sui meccanismi di compartecipazione alla spesa come i ticket, che da soli corrispondono ad agevolazioni potenziali per circa 500 milioni.Per le altre agevolazioni minori, la trasformazione delle detrazioni in programmi di spesa (bonus ad hoc) di durata definita e rinnovabili mediante successivi interventi legislativi potrebbe essere, se le circostanze lo giustificassero, un’ulteriore valida alternativa, regolata dall’efficienza gestionale di diverse piattaforme già ampiamente utilizzate. Un approccio sistematico a questa trasformazione, secondo l’Upb, potrebbe comportare un miglioramento della selettività delle agevolazioni incentivanti in direzione della equità e della efficienza, migliorare la trasparenza e favorire una maggiore coerenza con le esigenze contingenti. Un trasferimento monetario può infatti rivelarsi più efficace per i soggetti in condizioni economiche più disagiate. In questo ambito, inoltre, si potrebbe superare il concetto di reddito individuale, favorendo invece misure che considerano l’insieme di risorse e bisogni del nucleo familiare. LEGGI TUTTO

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    USA, prezzi alla produzione marzo sotto attese

    (Teleborsa) – Frenano i prezzi alla produzione nel mese di marzo. Secondo il Dipartimento del Lavoro americano (BLS), i prezzi alla produzione sono saliti dello 0,2% dopo il +0,6% del mese precedente. Le attese degli analisti erano per una crescita dello 0,3%. Su base annua i prezzi hanno registrato un incremento del 2,1%, superiore rispetto al consensus (+2,2%) e rispetto al +1,6% del mese precedente.I prezzi dei beni e servizi “core”, ovvero l’indice depurato dalle componenti più volatili quali il settore alimentare e quello dell’energia, segnano una variazione di +0,2% su mese (+0,3% il mese precedente e +0,2% atteso), mentre su anno registrano un +2,4% dopo il +2,1% precedente (+2,3% atteso).(Foto: PublicDomainPictures / Pixabay) LEGGI TUTTO