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    Ambiente, ENEA: “Nuovo record per riscaldamento oceani, è allarme anche per il Mediterraneo”

    (Teleborsa) – Nel 2021 le temperature dell’Oceano hanno segnato un nuovo record, raggiungendo i valori più caldi mai misurati per il sesto anno consecutivo. Ancor più allarmante è la situazione del Mediterraneo che si conferma il bacino che si scalda più velocemente. A lanciare l’allarme sul fronte del cambiamento climatico è uno studio, dal titolo “Another record: Ocean warming continues through 2021 Despite La Niña Conditions” pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences. Firmato da un team internazionale di 23 ricercatori di 14 istituzioni – tra i quali Simona Simoncelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Franco Reseghetti di Enea –, lo studio è stato realizzato utilizzando i dati disponibili al 31 dicembre 2021, ma contiene anche una revisione degli anni precedenti, sulla base delle nuove conoscenze acquisite nel frattempo.I ricercatori evidenziano che la variazione del contenuto termico degli oceani nel 2021 è equivalente all’energia che si otterrebbe facendo esplodere 7 bombe atomiche ogni secondo per tutta la durata dell’anno. E il nuovo record, avvertono, è stato toccato nonostante nel 2021 si sia manifestato il fenomeno conosciuto come “La Niña” che ha contribuito a limitare il riscaldamento nell’oceano Pacifico. Per il Mediterraneo, ai dati risultati allarmanti illustrati nello studio, si affiancano – sottolinea l’Enea in una nota – quelli del monitoraggio della temperatura nei mari Ligure e Tirreno, ripreso nel 2021, nell’ambito del progetto MACMAP dell’Ingv, cui partecipa Enea. Dal 1999, sfruttando navi commerciali che percorrono la rotta tra Genova e Palermo, sono stati acquisiti dati di temperatura che hanno consentito di analizzare le variazioni termiche nel tempo. Partner fondamentale di questa attività è la compagnia di navigazione italiana GNV (Grandi Navi Veloci) dalle cui navi vengono lanciate le sonde che misurano la temperatura.”È molto importante sottolineare che l’Oceano assorbe poco meno di un terzo della CO2 emessa dall’uomo, ma il riscaldamento delle acque riduce l’efficienza di questo processo, lasciandone una percentuale maggiore in atmosfera. Il monitoraggio e la comprensione di come evolvono nelle acque oceaniche la componente termica e quella legata alla CO2, sia individualmente che in sinergia, sono molto importanti per giungere ad un piano di mitigazione che rispetti gli obbiettivi approvati per limitare gli effetti del cambiamento climatico – sottolinea Simoncelli –. Ad esempio, in conseguenza del riscaldamento delle acque degli oceani (tralasciando l’apporto dell’acqua di fusione dei ghiacciai), sta aumentando il volume e quindi il livello del mare con ripercussioni drammatiche per gli atolli del Pacifico e stati insulari come le isole Maldive ma anche per le nostre aree costiere. Inoltre, acque degli oceani sempre più calde creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese. E, tutto questo, senza considerare gli effetti biologici: l’acqua più calda è meno ricca in ossigeno influisce sulla catena alimentare, così come acqua con acidità più elevata ha effetti anche pesanti sulle forme viventi”.”Durante l’ultima campagna di rilevamento dati, a metà dicembre 2021, sono rimasto prima sconcertato e poi sempre più sconfortato dai dati che comparivano sul monitor del sistema di acquisizione – afferma Reseghetti –. Nel mar Tirreno trovavo l’isoterma T = 14°C quasi sempre sotto i 700 m, talvolta anche intorno a 800 m, valori di profondità che mi hanno sorpreso. In pratica ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche una zona più profonda rispetto al passato. Ho ricontrollato a lungo questi dati di dicembre con Simona Simoncelli, cercando conferme anche in dataset ottenuti da altri strumenti di misura nella medesima area e nel medesimo periodo. Ma purtroppo i nostri risultati erano in buon accordo con gli altri e l’unica conclusione è stata: c’è un nuovo record (anche se ne avremmo fatto volentieri a meno). Questa acqua calda ha iniziato ad ‘invadere’ il Tirreno da sud, partendo dalle isole Egadi e la costa nord-ovest della Sicilia, e ha proseguito verso nord, interessando una zona di mare sempre più ampia e a profondità crescenti. Purtroppo – continua il ricercatore Enea – per il 2022 non siamo in grado di fornire previsioni, anche se la strada intrapresa negli ultimi anni dal mar Mediterraneo sembra abbastanza chiara con valori sempre crescenti di energia presente nelle sue acque che rimane a disposizione per l’interazione con l’atmosfera dando sempre più spesso origine ad episodi meteo estremi come ondate di calore e violenti fenomeni precipitativi sconosciuti in precedenza in queste zone. Il 2021 è stato un manifesto di tutto questo: il caldo in Sicilia ad agosto, la pioggia in Liguria, i ‘medicanes’, gli uragani del Mediterraneo a fine novembre ancora in Sicilia, solo per fare un esempio”. Più nel dettaglio, le serie temporali delle temperature nel Mediterraneo mostrano aumenti più intensi rispetto a quelli osservati alle medesime profondità intermedie in altre zone dell’oceano globale. “Dalla primavera 2013, constatiamo un riscaldamento progressivo nello strato tra 150 e 450 m di profondità (ma i valori di temperatura sono in aumento anche a profondità maggiori), con una crescita ancora più evidente tra il 2014 e il 2017, seguita da un leggero calo nel 2018-2019 e una risalita ulteriore nel 2021 – sottolinea Simoncelli –. Per i mari Tirreno e Ligure, nel periodo 1999-2021 la variazione di temperatura è stata pari a 0.028°C/anno, coerente con quanto registrato nel Canale di Sicilia dalla strumentazione CNR che acquisisce valori dal 1993. Nei loro dati l’aumento della temperatura è stimato in 0.026°C/anno su tutto il periodo, ma con una crescita di 0.034°C/anno dopo il 2011. Nei nostri dati complessivamente la variazione media della temperatura nello strato 150-450 m è di circa 0.6°C (passando da 13.8°C a 14.4°C)”.”Questo ulteriore riscaldamento, che può essere visto come indicatore del perdurare del cambiamento climatico, è arrivato, per ironia della sorte, al termine del primo anno del “Decennio del Mare”, l’iniziativa indetta dalle Nazioni Unite per mobilitare tutti i settori della società civile e promuovere un cambiamento radicale nel modo in cui studiamo e gestiamo l’oceano, per uno sviluppo realmente sostenibile che – concludono Simoncelli e Reseghetti – preservi un buono stato ambientale dell’ecosistema e di tutte le risorse che l’oceano ci fornisce”. LEGGI TUTTO

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    Obiettivo 2050, la rivoluzione ecologica dei trasporti

    (Teleborsa) – I trasporti svolgono un ruolo essenziale nella società e nell’economia. Da un sistema di trasporti efficiente e accessibile dipende la qualità della nostra vita. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA) evidenzia che il settore rappresenta una delle principali fonti di pressioni ambientali nell’UE contribuendo ai cambiamenti climatici, all’inquinamento atmosferico e al rumore. La riduzione di tali effetti negativi rappresenta l’importante obiettivo strategico dell’UE inteso a tracciare un percorso di transizione verso l’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050.Quali sono le azioni e le proposte del Mims? Teleborsa lo ha chiesto al Ministro, Enrico Giovannini. “Il Ministero è fortemente impegnato nell’attuazione delle politiche sulla transizione ecologica, in linea con gli impegni assunti a livello europeo e ribaditi nel recente G20 a presidenza italiana: il Green Deal europeo e il pacchetto Fit for 55 vengono calati nella realtà attraverso di versi strumenti – ha affermato Giovannini -. Intanto, per quanto riguarda gli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza di nostra competenza, il 75,6% dei 62 miliardi vanno a progetti per contrastare la crisi climatica. Tutta la nostra strategia – continua il Ministro – è imperniata sulla cosiddetta “cura del ferro”, cioè lo spostamento sulle ferrovie e il trasporto rapido di massa di passeggeri e merci, in modo da ridurre le emissioni climalteranti e migliorare i servizi alle persone e alle imprese. Vanno in questa direzione gli investimenti sull’alta velocità ferroviaria, sul potenziamento delle reti ferroviarie regionali, sul miglioramento delle interconnessioni ferroviarie con le aree interne e con porti e aeroporti, cui si aggiungono quelli per la riqualificazione dei porti in senso ecologico con l’elettrificazione delle banchine (cold ironing) e molte altre iniziative, anche per la rigenerazione urbana. Ad esempio – aggiunge Giovannini – gli investimenti per l’efficientamento energetico degli edifici pubblici, il rinnovo in senso ecologico dei mezzi per il trasporto pubblico locale, anche marittimo, il potenziamento della mobilità urbana sostenibile, con la costruzione di ciclovie e nuove regole per la mobilità dolce”. Ma “la vera rivoluzione” sta nel modo in cui si progetteranno le opere d’ora in poi. Abbiamo infatti previsto che “il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica di ogni nuova opera dovrà prevedere, tra l’altro, uno studio di impatto ambientale e una Relazione di Sostenibilità che garantiscano il rispetto degli indirizzi europei e del principio ‘Do no significant harm’. È inoltre al lavoro al Mims una Commissione di studio sull’impatto dei cambiamenti climatici sulle infrastrutture e sui sistemi di trasporto che ci darà indicazioni su come anticipare i rischi aumentando la resilienza e la capacità di adattamento delle opere. Questa è la visione, in estrema sintesi, che guida il Ministero, che non a caso ha cambiato nome”. I trasporti – sottolinea l’AEA – consumano un terzo di tutta l’energia finale, di cui la maggior parte proviene dal petrolio. Ciò significa che sono responsabili delle emissioni di gas a effetto serra e contribuiscono in larga misura ai cambiamenti climatici. Secondo l’UE i progressi raggiunti in tema di riduzione delle emissioni, sono incoraggianti in alcuni settori, come ad esempio l’energia, mentre quelle dei trasporti aumentano. Cosa dovrebbe l’Italia per accelerare la riduzione? L’agenzia Teleborsa lo ha chiesto al Presidente di Assaeroporti, Carlo Borgomeo. “Innanzitutto è utile ricordare che la filiera dell’aviazione e, in particolare gli aeroporti, incidono a livelli relativamente molto bassi sulle emissioni globali di CO2. Secondo i dati diffusi dall’Air Transport Action Group, il comparto oggi ne produrrebbe a livello mondiale circa il 2% e, se guardiamo all’Europa, il 3,4%. Bisogna considerare, inoltre – spiega Borgomeo – che nel nostro Paese il peso del trasporto sulle emissioni complessive di gas serra è stato, nel 2019, pari al 25,2%, di cui il 23,4% riferito al settore stradale, l’1,2% a quello marittimo e solo lo 0,6% al settore aereo. Ecco perché, in attesa di una forte ripresa del comparto, fondamentale per l’economia e per il turismo, il Governo dovrebbe studiare specifiche forme di finanziamento a sostegno dei programmi di investimento delle società di gestione aeroportuale. Tenendo anche conto che gli scali italiani sono da anni protagonisti nella lotta a favore della sostenibilità, ambito nel quale hanno già realizzato importanti ed innovative iniziative, oltre ad implementare un’intensa attività di progettazione”. Alla domanda “cosa potrebbero fare le società che gestiscono gli aeroporti italiani per contribuire a raggiungere gli obiettivi di riduzione di emissioni” Borgomeo risponde: “Come ho appena accennato, gli aeroporti si sono posti da tempo l’obiettivo di conciliare le politiche di sviluppo infrastrutturale con le esigenze di tutela ambientale e sociale del territorio circostante, con gli scali italiani in prima fila a livello europeo. Negli anni, infatti, hanno adottato diverse misure volte a ridurre gli inquinanti atmosferici attraverso la continua ricerca e l’innovazione in termini di efficienza energetica, la produzione e l’utilizzo di risorse rinnovabili e l’attuazione di procedure che mirano all’efficienza operativa. Più di recente, inoltre, hanno posto una forte attenzione allo sviluppo dei SAF, i carburanti sostenibili, e all’impiego dell’idrogeno in ambito aeronautico. Vorrei poi aggiungere – ha continuato il Presidente di Assaeroporti – che, dal 2009, è stato adottato l’Airport Carbon Accreditation quale standard globale per la gestione delle emissioni di CO2 negli aeroporti che prevede 6 livelli di accreditamento e fornisce un quadro comune e una guida per gli scali per mappare, ridurre ed eliminare le emissioni. Ad oggi, gli aeroporti accreditati in Italia sono 14 e rappresentano oltre l’80% del traffico aereo passeggeri registrato nel 2019. Di questi, 7 aeroporti, pari al 57% del traffico passeggeri nazionale, sono “carbon neutral”: un risultato lusinghiero per il nostro Paese”. Gli aeroporti italiani – aggiunge Borgomeo – hanno tra l’altro sottoscritto, a livello comunitario, l’accordo “NetZero2050”, prefiggendosi l’obiettivo di neutralizzare le proprie emissioni di CO2 al più tardi entro il 2050. Questo impegno è stato assunto tramite ACI EUROPE e Assaeroporti ed è stato firmato da 215 scali, di cui 10 italiani: Bergamo Orio al Serio, Bologna, Milano Linate, Milano Malpensa, Napoli, Palermo, Roma Ciampino, Roma Fiumicino, Torino e Venezia”.Decarbonizzare il trasporto su stradaI veicoli elettrici sono in prima linea per decarbonizzare il trasporto su strada da cui deriva circa il 70% delle emissioni di gas serra (Fonte Schroders). Esistono altre opzioni utili, come il gasolio rinnovabile che riduce le emissioni fino al 90% rispetto al gasolio tradizionale, e le celle a combustibile alimentate a idrogeno, particolarmente adatte ai mezzi pesanti come camion e autobus. Fra tutti i principali mezzi di trasporto, quello ferroviario ha la minore impronta di carbonio: appena un ottavo del trasporto aereo e un terzo di quella della mobilità stradale (Fonte Schroders).In Italia, il Gruppo FS da anni progetta sistemi di trasporto pensati per rispondere alla sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Il direttore business regionale di Trenitalia, Sabrina De Filippis ha dichiarato che il Gruppo ha “investimenti totali per 6 miliardi e 600 nuovi treni regionali, di cui il 40% è già in circolazione. Si tratta di convogli costruiti con materiale riciclabile fino al 97% e consumi energetici inferiori del 30%. “La sfida – ha sottolineato – è trasferire le persone dall’auto privata al trasporto collettivo e integrato. Abbiamo un 80% di domanda che va in auto privata da conquistare, se riuscissimo nei prossimi anni a conquistarne il 10% è un risultato importante”.Come si sta muovendo l’UE per tagliare le emissioni del settore dei trasporti? Per ridurre l’inquinamento e, nel quadro del Green Deal europeo, Bruxelles ha proposto l’iniziativa “ambizione inquinamento zero in Europa”, che indica il percorso da seguire per concretizzare la trasformazione: tutti i 27 Stati membri hanno assunto l’impegno di ridurre le emissioni almeno del 55% (rispetto ai livelli del 1990) entro il 2030 e di rendere l’Unione Europea il primo continente a impatto climatico zero, ambiziosamente entro l’anno 2050. La Commissione europea ha proposto di promuovere carburanti sostenibili destinati ai trasporti aerei e marittimi, di modo che quelli inquinanti risultino più costosi per i fornitori. La società finlandese Neste ha sviluppato un carburante sostenibile per il settore aeronautico (Sustainable Aviation Fuel, SAF) che viene ricavato dagli oli esausti e dagli scarti di grasso animale e ittico dell’industria alimentare. Il risultato è un combustibile in grado di abbassare le emissioni di GHG (greenhouse gas, gas serra) fino all’80% rispetto al carburante tradizionale per aerei (Fonte Schroders). A luglio 2021 la Commissione europea ha pubblicato il progetto RefuelEU Aviation, che ambisce all’utilizzo di SAF per una quota minima del 5% entro il 2030, destinata a salire al 63% entro il 2050. Bruxelles ha inoltre proposto di rimuovere l’esenzione delle imposte sul cherosene per gli aerei e di revocare i permessi gratuiti sulle emissioni di gas serra del settore aeronautico europeo entro il 2026.“È evidente che nella transizione green e digitale ogni attore è chiamato a fare la sua parte, ma ritengo che la tassazione, in generale, potrebbe non essere lo strumento più efficace per raggiungere questo ambizioso obiettivo” – afferma a Teleborsa il Presidente di Assaeroporti -. “Come già sottolineato, gli aeroporti e le stesse compagnie aeree sono consapevoli dell’esigenza di rendere il trasporto aereo sempre più sostenibile e hanno già accettato la sfida della decarbonizzazione. L’introduzione di nuove tasse o di meccanismi punitivi – secondo Borgomeo – non può essere considerata un fattore abilitante del cambiamento. Bisognerebbe, piuttosto, individuare e privilegiare forme incentivanti della transizione green con il pieno supporto del Governo”.L’impegno dell’Europa a volare a zero emissioni diventa globale. Durante la 77esima assemblea generale annuale dell’International Air Transport Association (IATA) le compagnie aeree mondiali hanno annunciato che si impegneranno a raggiungere le emissioni zero entro la metà del secolo. Due studi su trasporti e ambiente pubblicati dall’AEA, hanno mostrato che quella ferroviaria può considerarsi a livello europeo la modalità di trasporto motorizzato di passeggeri più rispettosa dell’ambiente, in termini di emissioni di gas a effetto serra e rispetto agli spostamenti in automobile o in aereo.Secondo l’ultima relazione annuale sui trasporti e l’ambiente 2020 – Transport and Environment Report 2020 (TERM), il passaggio a modalità di trasporto più sostenibili può dare un importante contributo al raggiungimento di questo obiettivo. Come parte di una serie di misure climatiche e ambientali prese dai vari Stati membri dell’UE, in Spagna, il Congresso dei Deputati ha approvato la “Ley de Cambio Climático y Transición Energética”, la prima legge che permetterà di raggiungere l’obiettivo di neutralità climatica entro il 2050, con la drastica riduzione delle emissioni di gas serra. La Francia ha imposto il divieto sui voli interni, se esiste un percorso alternativo realizzabile, via treno, in due ore e mezza o meno. “La decisione assunta dalla Francia va necessariamente contestualizzata e non è una soluzione replicabile in Italia per una serie di ragioni e soprattutto per la diversa morfologia dei due Paesi” – spiega il Presidente di Assaeroporti -. “Se si effettua poi un approfondimento sul numero dei passeggeri del mercato italiano, si evince che il trasporto aereo si sviluppa maggiormente su tratte difficilmente sostituibili dal treno AV. Tra l’altro – aggiunge – è assodato che i passeggeri difficilmente sono disposti a effettuare viaggi in treno della durata di 4 o 5 ore. In buona sostanza, secondo noi, la politica per il trasporto aereo non può esaurirsi nella limitazione del traffico, ma deve puntare a favorire investimenti sostenibili e l’intermodalità”.Per il Ministro del Mims Giovannini “la scelta francese è coerente con la strategia europea per la transizione ecologica. Credo che sia un esempio molto concreto di una politica che punta a incentivare gli spostamenti con modalità meno impattanti dal punto di vista ambientale. Noi stiamo riflettendo su una serie di strumenti per incentivare le persone ad utilizzare mezzi di trasporto meno inquinanti, anche se ormai molte persone già preferiscono, per motivi ecologici, usare i treni invece che gli aerei. Stiamo anche seguendo da vicino la sperimentazione di carburanti più puliti nel settore dell’aviazione e degli altri settori, come quello marittimo, per i quali oggigiorno la tecnologia non offre soluzioni del tutto soddisfacenti. L’impegno a sviluppare le reti ferroviarie, soprattutto nel Sud, è una precondizione necessaria per offrire alternative di viaggio meno impattanti dal punto di vista ambientale, ed è in questa direzione che stiamo andando con il Pnrr, ma anche con l’orientamento dei fondi nazionali verso forme di mobilità più sostenibile. D’altra parte – conclude il Ministro – stiamo incoraggiando gli operatori del settore a ragionare concretamente sull’offerta integrata di modalità di trasporto diverse, come quella aerea e ferroviaria. E la stessa cosa vale a livello locale, con i progetti di mobility-as-a-service (Maas) che svilupperemo nell’ambito del Pnrr”.Per un trasporto navale green, la Commissione europea mira a revocare l’esenzione fiscale sui combustibili pesanti e ad eliminare le imposte sui carburanti sostenibili per incoraggiarne la diffusione. L’ICS-International Chamber of Shipping ha presentato all’IMO, autorità di regolamentazione delle Nazioni Unite del settore, i piani con le misure dettagliate urgenti che i governi devono adottare per aiutare l’industria a raggiungere zero emissioni nette di CO2 entro il 2050. A solo un mese dalla conferenza di punta sulla decarbonizzazione COP26, “Shaping the Future of Shipping”, l’ICS (che rappresenta l’80% dell’industria marittima globale) sta spingendo i governi a raddoppiare l’ambizioso attuale obiettivo dell’IMO, che è quello di ridurre le emissioni derivanti dall’industria marittima globale del 50% entro il 2050.”Parlare costa poco mentre è difficile agire. Quindi, la nostra offerta net zero stabilisce il “come” e il “cosa” per la decarbonizzazione del trasporto marittimo entro il 2050 – ha dichiarato Esben Poulsson, presidente ICS -. Stiamo dicendo ai governi che se vogliono davvero raggiungere lo zero netto, devono passare da impegni vuoti ad azioni tangibili. Un’ambizione di zero emissioni nette di carbonio è raggiungibile entro il 2050. Ma solo a condizione che i governi prendano le decisioni poco glamour, ma urgenti e necessarie per gestire questo processo all’interno di un quadro normativo globale”. LEGGI TUTTO

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    Transizione ecologica, Ipsos: “Per l'86% degli italiani costituisce un'opportunità”

    (Teleborsa) – La transizione ecologica non è vista dagli italiani solo come una difesa contro i danni ambientali e climatici, ma è considerata dall’86% degli intervistati come un’opportunità in quanto riduce i rischi climatici e ambientali e consente di sviluppare investimenti, innovazione e nuova occupazione. Per il 75% degli italiani, si tratta di un cambiamento necessario e urgente dell’economia e della società per fermare la crisi climatica e il degrado dell’ambiente. Solo il 18% la ritiene un cambiamento necessario, ma non prioritario e il 6% una moda alimentata dai media. Questo lo scenario disegnato dall’indagine Ipsos “Percezione, costi e benefici della transazione ecologica” che indaga sul livello di consapevolezza degli italiani nei confronti della transizione ecologica pilastro del PNRR (Piano nazionale di ripresa la resilienza), e della green economy, realizzata per conto della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e Italian Exhibition Group-Ecomondo, in vista della decima edizione degli Stati Generali della Green economy, che si svolgono il 26 e 27 ottobre prossimo a Rimini nell’ambito di Ecomondo Key Energy.Sono chiari agli italiani – rileva l’indagine – anche i rischi che comporterebbe non attuare la transizione. L’85% dei cittadini ritiene infatti che, se il processo si arenasse, significherebbe versare “lacrime e sangue” per i costi elevati che si dovranno pagare per i danni rilevanti che già si vedono e che aumenteranno notevolmente nel corso degli anni. E ancora, per circa 8 italiani su 10 (79%) basterebbe solo ritardare l’attuazione della transizione ecologica, per dover fronteggiare l’aggravamento della crisi climatica, con eventi atmosferici estremi sempre più frequenti, risorse naturali sempre più scarse e un Pianeta sempre meno vivibile.”Con la pandemia, l’avvio della ripresa e il lancio del Green Deal europeo si registra un salto di qualità nella consapevolezza ecologica degli italiani – ha dichiarato il presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Edo Ronchi –. Mentre a livello politico sono state numerose le cautele dichiarate sulla transizione ecologica , ‘troppo costosa’, ‘non prioritaria perché vi sono anche tante altre questioni’, questa indagine non lascia dubbi :la transizione ecologica è necessaria e conveniente e gode di un ampio sostegno dell’opinione degli italiani”.Entrando nello specifico delle misure indispensabili per attuare la transizione ecologica le più gettonate, ritenute cioè necessarie, – si legge nel rapporto – sono fermare il consumo di suolo (55%), ridurre lo spreco dell’acqua (54%), ridurre l’inquinamento di fiumi e mari (52%), la riduzione dei gas serra (50%), l’aumento del riciclo dei rifiuti (50%), la meno apprezzata è disincentivare l’uso dell’auto a favore del trasporto pubblico (38%). La ricerca Ipsos ha anche sondato le opinioni degli italiani sulla green economy. Per la maggioranza, il 65%, è un modello di sviluppo economico basato sul miglioramento del benessere umano e dell’equità sociale, riducendo al tempo stesso i rischi ambientali e climatici e derivanti dalla scarsità. Il modello di sviluppo green per il 67% degli italiani riguarda l’economia e le imprese, per il 55% la vita quotidiana dei cittadini, e per il 32% solo lo stato e la politica.Il sondaggio Ipsos viene realizzato nel momento in cui gli Stati Generali della Green Economy – che si terranno alla Fiera Ecomondo di Rimini il 26 e 27 ottobre e che raggruppano il mondo dell’economia che si muove verso la transizione ecologica – compiono 10 anni. Allo stesso tempo, mancano 10 anni al 2030, anno in cui dovrebbero essere raggiunti gli SDGs delle nazioni Unite. L’indagine Ipsos ha riguardato un campione cittadini italiani fra i 18 e 75 anni, distribuito per quote relative a genere, età, area geografica, dimensione del comune di residenza, condizione lavorativa, livello di istruzione. LEGGI TUTTO

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    Giovani, Giovannini: su prossime scelte equilibrio tra generazioni

    (Teleborsa) – Grazie al movimento dei Fridays for Future “i giovani hanno fatto sentire la loro voce forte e chiara. Questo sta avendo un impatto”. E i giovani dovrebbero essere ascoltati anche su altri temi, dalla “diseguaglianza territoriale”, alla “diseguaglianza di status della famiglia di origine”, alla “trasmissione intergenerazionale della ricchezza”.lo ha affermato il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile, Enrico Giovannini, all’evento Giovani e anziani nell’Italia del 2050, organizzato nell’ambito del Festival dello Sviluppo sostenibile di Asvis. Secondo il Ministro, il “rischio che stiamo correndo e che dobbiamo fronteggiare” è che le “istituzioni finanziarie prendano decisioni secondo criteri degli adulti, degli anziani e in modo difensivo e non in modo trasformativo”. Le prossime “scelte” sull’orientamento della ricchezza e del risparmio non possono ignorare “la necessità di un equilibrio intergenerazionale”. Asvis ha fatto una battaglia fino dall’inizio” per “l’introduzione nella costituzione della giustizia intergenerazionale. Speriamo che il Parlamento faccia il secondo round per arrivare alla riforma costituzionale”, ha auspicato. LEGGI TUTTO

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    Italy Goes Green, i giovani italiani si confrontano sul clima con politica e imprese

    (Teleborsa) – La protezione del pianeta e il contrasto dei cambiamenti climatici sono la prima preoccupazione per i ragazzi della Generazione Z italiana (nati tra il 1995 e il 2010), ma spesso ragazzi e ragazze non hanno opportunità di manifestare le loro frustrazioni e sottoporre le loro richieste al mondo istituzionale e imprenditoriale. Un’occasione per farlo è invece Italy Goes Green, l’evento organizzato da Vodafone Italia, Officine Italia e Politecnico di Milano che consentirà a giovani, esperti e rappresentanti di aziende leader di confrontarsi sui temi chiave del riscaldamento globale.Dopo una prima fase preparatoria di raccolta delle domande su 10 aree tematiche strategiche nella lotta al cambiamento climatico, il primo ottobre è previsto un evento durante il quale 50 giovani saranno chiamati a finalizzare 10 domande trasformative confrontandosi con politici e personaggi di spicco del mondo imprenditoriale. L’output dell’evento verrà poi ufficialmente consegnato alla delegazione italiana che prenderà parte a COP26, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2021.All’evento del primo ottobre – che sarà trasmesso in diretta streaming a partire dalle ore 9.15 su Repubblica.it – prenderanno parte: Aldo Bisio, AD di Vodafone Italia; Jill Morris CMG, ambasciatore britannico presso la Repubblica Italiana e ambasciatore non residente presso la Repubblica di San Marino; Ferruccio Resta, Rettore del Politecnico di Milano; Roberta Cocco, Assessora alla Trasformazione digitale e Servizi civici Comune di Milano; Stefano Bolognini, Assessore allo Sviluppo Città metropolitana Giovani e Comunicazione Regione Lombardia; Veronica Nicotra, Segretario Generale ANCI; Flavio Proietti Pantosti, Presidente di Officine Italia; Luigi Di Marco, Coordinatore ASviS; Raffaella Cagliano, Direttore Vicario del Dipartimento di Ingegneria Gestionale del Politecnico di Milano. Chiuderà i lavori l’intervento di Enrico Giovannini, Ministro delle infrastrutture e delle mobilità sostenibili. Nel pomeriggio Fabiana Dadone, Ministra per le politiche giovanili, dialogherà con i giovani partecipanti ai tavoli di lavoro. LEGGI TUTTO

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    Snam, Arbolia sigla accordo per ripiantare alberi nelle discariche bonificate

    (Teleborsa) – Ripiantare alberi nelle discariche bonificate: è l’obiettivo dell’accordo siglato fra il Commissario Unico per la Bonifica delle Discariche abusive e Arbolia, società nata da un’idea di Snam e Fondazione Cassa Depositi e Prestiti per sviluppare le aree verdi in Italia tramnite programmi di riforestazione.La collaborazione, annunciata in occasione del Rem Tech Expo 2021 in corso a Ferrara, permetterà di restituire ai cittadini i siti che attualmente ospitano discariche abusive, promuovendo lo sviluppo economico e sociale dei territori e sensibilizzando le comunità locali alla lotta al cambiamento climatico attraverso la creazione di nuovi boschi urbani. “Il ciclo dei rifiuti è un ciclo che non deve chiudersi unicamente in una discarica, ovvero la morte del territorio, ma deve, qualora ve ne siano le possibilità, tendere alla rinascita ovvero alla restituzione della terra alle collettività e al suo naturale habitat”, ha sottolineato il Commissario unico per la bonifica delle discariche abusive Giuseppe Vadalà.Dario Manigrasso di Arbolia sottolinea che quest’accordo è un “esempio virtuoso” di collaborazione fra privato e pubblico ed è “coerente con la missione di Arbolia di creare nuove aree verdi nei territori italiani con il proposito di contribuire al raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali e al miglioramento della qualità dell’aria e della vita”. Arbolia in circa un anno ha già realizzato 6 cinture verdi in 5 città italiane, per un totale di 11mila alberi messi a dimora, e sono in programma interventi in altre 20 città italiane. Le aree boschive già realizzate saranno in grado di assorbire fino a 681 tonnellate di Co2 e 4.502 kg di Pm10 all’anno. LEGGI TUTTO

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    Enel e Schneider Electric: 200 soluzioni decarbonizzazione città

    (Teleborsa) – Schneider Electric, leader globale nella trasformazione digitale della gestione e dell’automazione dell’energia e il Gruppo Enel, azienda elettrica multinazionale e player integrato leader nei mercati globali dell’energia e delle energie rinnovabili, partecipano al Forum economico mondiale (World Economic Forum, WEF), l’Organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privato, per annunciare il lancio della versione beta del “Net Zero Carbon Cities Toolbox” al Sustainable Development Impact Summit (20-23 settembre 2021). Questa piattaforma digitale contiene una gamma di soluzioni di decarbonizzazione per favorire la trasformazione urbana, attraverso la gestione di energia, edifici, mobilità, acqua e rifiuti. Tale strumento guida gli utenti attraverso un processo volto a identificare e dare priorità alle soluzioni che meglio rispondano alle loro esigenze specifiche. Questo database di soluzioni include modelli di politiche, di business e di finanza che si traducono in una riduzione delle emissioni, nonché nella creazione di valore locale come la creazione di posti di lavoro “verdi” e una migliore qualità dell’aria. La versione beta del Toolbox ha raccolto oltre 200 casi di studio reali e soluzioni da più di 110 città in tutto il mondo. Il Toolbox è aperto a qualsiasi utente e in particolare alle principali autorità cittadine e statali e alle imprese. Consente agli utenti di navigare nella banca dati e di cercare soluzioni basate sulle esigenze, e risolvere le sfide locali più urgenti. “Come mostrano questo strumento e le soluzioni in esso contenute, la tecnologia per decarbonizzare le nostre città già esiste. Quando si tratta del suo impiego, dobbiamo pensare oltre la semplice infrastruttura pubblica e concentrarci su tutti gli edifici, in particolare il nostro patrimonio edilizio esistente. I programmi di ammodernamento svolgono un ruolo importante nella transizione delle città nel raggiungere la neutralità in termini di emissioni”, ha affermato Jean-Pascal Tricoire, presidente e CEO di Schneider Electric.“L’elettrificazione pulita sta aprendo la strada alla decarbonizzazione dell’economia promuovendo una trasformazione urbana sostenibile e, con le tecnologie e il know-how odierni, abbiamo gli strumenti per riuscire nell’impresa e un’opportunità unica per fare la differenza” – ha affermato Francesco Starace, CEO e Direttore Generale del Gruppo Enel -. “Il Toolbox di soluzioni è un ottimo strumento per il mondo del business e i responsabili politici, in quanto fornisce soluzioni energetiche integrate per contribuire a una società più prospera e resiliente. In qualità di leader globale nel settore energetico, Enel lavora costantemente con partner globali per aiutare a guidare azioni su larga scala verso un futuro più sostenibile e inclusivo”. LEGGI TUTTO

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    Banca Generali e Stefano Guindani: progetto fotografico sull'Agenda ONU 2030

    (Teleborsa) – Banca Generali e il fotografo Stefano Guindani uniscono le forze per dare vita a “BG4SDGs – Time to Change”, progetto fotografico dedicato a esplorare il mondo della sostenibilità attraverso la matrice universale dei 17 SDGs (gli obiettivi di sviluppo sostenibile) che compongono l’Agenda Onu 2030. Attraverso la lente del proprio obiettivo, Guindani da un lato punta a evidenziare l’azione negativa dell’uomo sull’ambiente e sulla comunità, dall’altro come lo stesso genere umano abbia invece una straordinaria capacità di recupero attraverso soluzioni innovative e sostenibili.Nella sua ricerca, Guindani spazierà oltre i confini italiani ricercando casi critici e situazioni di eccellenza anche all’estero: Brasile, Norvegia e Australia, ma anche Stati Uniti e Sudafrica. Le fotografie saranno pubblicate sui canali Instagram di Banca Generali e dell’artista stesso, con un calendario che prevede il racconto di un SDG per ciascun mese, per una durata totale di 17 mesi. A fine 2022, gli scatti più rappresentativi saranno oggetto di una mostra fotografica itinerante e di un catalogo dedicato.”Sono molto orgoglioso di prendere parte a questo progetto e spero che le mie immagini siano in grado di attirare l’attenzione su un tema tanto importante – ha dichiarato Guindani – Lo scopo di BG4SDGs – Time to Change non è solo quello di puntare i riflettori sulle ben note problematiche che affliggono il nostro pianeta, ma è soprattutto quello di suggerire possibili soluzioni”.”L’Agenda ONU 2030 rappresenta una bussola imprescindibile per Banca Generali, tanto che siamo stati tra i primi operatori a credere nel modello di consulenza ESG all’interno della nostra rosa d’offerta per consentire ai nostri private banker di costruire portafogli declinati secondo gli SDGs che stanno maggiormente a cuore ai clienti – ha commentato Gian Maria Mossa, AD di Banca Generali – Ci auguriamo che il percorso costruito insieme a Stefano possa avvicinare e sensibilizzare ai temi degli SDGs che stanno tracciando le linee guida su cui lo sforzo di istituzioni e privati si sta indirizzando per guidare la ripresa verso un futuro più sostenibile”. LEGGI TUTTO