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UPB, debito in aumento per le misure contro crisi Covid

(Teleborsa) – Le misure messe in campo dal Governo da marzo per contrastare la crisi economica legata all’emergenza Covid-19 porteranno a un aumento del debito pubblico in un clima di forte incertezza su modi e tempi della ripresa.

È quanto si legge nel Rapporto sulla Programmazione 2020 stilato dall’Ufficio parlamentare di bilancio che “si colloca in un contesto economico-finanziario eccezionale, mai sperimentato in tempi di pace dalla grande crisi degli anni ’30 del secolo scorso”.

In dettaglio, il rapporto evidenzia come “le misure di portata finanziaria assai rilevante” scelte dal Governo “comportano complessivamente un peggioramento dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche del 4,5% del PIL nel 2020 e dell’1,5 nel 2021“.

Il rapporto, che nelle edizioni precedenti si focalizzava sul DEF, si allarga quest’anno agli effetti della pandemia Covid sul quadro economico internazionale e nazionale, passando in rassegna gli “interventi di natura emergenziale”, accanto a quelli finalizzati alla ripresa varati dal Governo.

Secondo il Rapporto, l’efficacia delle misure dipende soprattutto dal rispetto dei tempi previsti, ma in una prospettiva di progressiva uscita dalla fase più acuta della crisi, l’UPB chiede che i provvedimenti siano “necessariamente riconsiderati all’interno di una visione più organica di politica di bilancio”.

L’UPB ha poi sottolineato come “la fase ciclica dell’economia italiana, già in deterioramento nell’ultimo trimestre del 2019″, con il diffondersi dell’epidemia ha “mostrato un peggioramento ad una velocità e intensità senza precedenti in tempi di pace“.

Per la fase di rilancio, i modelli di previsione di breve periodo dell’UPB confermano le stime di aprile, con un ulteriore calo congiunturale del Pil nel secondo trimestre del 10%, mentre la crescita del Pil nel 2020 è rivista al ribasso per oltre un punto percentuale.

“La normalizzazione delle attività produttive e dei comportamenti di spesa è però tale da rendere ancora molto incerti i tempi e l’intensità della ripresa, che viene ora stimata meno robusta rispetto a quanto previsto in aprile”, precisa la nota che ricorda come il periodo sia caratterizzato da “un’incertezza senza precedenti storici”.

L’emergenza – evidenza ancora l’UPB – ha interrotto una tendenza al ridimensionamento del disavanzo, che nel 2019 era risultato nettamente inferiore a quello dell’anno precedente, riducendosi rispetto al 2018 dal 2,2 all’1,6% del PIL.

Ad oggi, le previsioni tendenziali del DEF, comprensive degli effetti del Dl Cura Italia e Liquidità (ma non del Dl Rilancio), mostrano un rapido aumento del disavanzo pubblico per l’anno in corso (7,1% del PIL) e una riduzione nel 2021 (4,2% del PIL).

Considerando anche il Dl Rilancio, l’impatto finanziario del decreto farebbe salire l’indebitamento della AP del 10,4% del PIL nel 2020 e al 5,7 nel 2021. Il debito pubblico salirebbe al 155,7% del prodotto nell’anno in corso e scenderebbe al 152,7% nel prossimo.

L’UPB ha infine stimato il possibile impatto del programma di acquisiti della BCE sul mercato dei titoli di Stato italiani. Su un totale di emissioni lorde nel 2020 pari a 552 miliardi, gli acquisti dei titoli di Stato italiani da parte della BCE sono stimati in circa 199 miliardi (di cui 37 miliardi di reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza), ovvero il 36% del totale delle emissioni lorde del Tesoro.

Le emissioni lorde dei titoli di Stato al netto degli acquisti della BCE sul mercato secondario ammonterebbero quindi a 353 miliardi, con un importo complessivo di titoli che il settore privato dovrà assorbire inferiore a quella dello scorso anno (quando la corrispondente stima è di 384 miliardi). La stima delle emissioni nette di titoli di Stato al netto degli acquisti della BCE sul mercato secondario sarebbe pari a circa 26 miliardi.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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