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Fed, Powell prende tempo: tassi fermi e nessun cenno a misure extra

L’Economia americana subirà un tracollo quest’anno e la Fed è più che mai motivata a mantenere i tassi d’interesse fermi su una banda di oscillazione dello 0-0,25% fino al 2022. E in più a proseguire con l’ambiziosissimo Piano di Quantitative Easing “illimitato”, che prevede l’acquisto di Treasury, obbligazioni garantite da mutui, Corporate bond e tutti gli altri asset eleggibili.
Un Piano che ha fatto schizzare il bilancio della Fed a 7.000 miliardi di dollari rispetto ai 4.000 miliardi del periodo pre-Covid. Altre mosse? La Fed non le esclude, ma Powell ha voluto tenere il più stretto riserbo e giocare a carte coperte.

Grave shock economia, incertezze sul futuro Il numero uno della banca centrale statunitense ha parlato del più grande shock economico negli Stati Uniti a memoria d’uomo ed ha confermato che esistono grandi incertezze sul futuro e rischi al ribasso per l’economia. Ed ha fatto cenno anche ai milioni di disoccupati che questo “disastro naturale” ha provocato e provocherà nel prossimo futuro, con la sparizione di migliaia di aziende.

Non poteva essere altrimenti, visto che le stime indicano un PIL in caduta del 6,5% quest’anno per rimbalzare del 5% nel 2021 e del 3,5% nel 2022. Parallelamente, il tasso di disoccupazione dovrebbe schizzare al 9,3% quest’anno, per poi ridimensionarsi al 6,5% nel 2021 ed al 5,5% nel 2022.

dir=”auto”>Parola d’ordine: adattamento! Powell non ha fato mistero che la situazione è molto grave e promette ogni sorta sostegno da parte della Fed, ma anche da parte del Congresso che – sottolinea – “può fare di più” per sostenere l’economia e lo farà se necessario. La carta vincente sarà “adattarsi” ad uno scenario in continuo mutamento.

Dal canto suo la Fed non lesina alcun aiuto per stabilizzare le condizioni finanziarie, tramite la leva dei tassi e le misure non convenzionali, con l’obiettivo indiscusso della stabilità dell’inflazione e della piena occupazione.

Tassi fermi e giammai negativi Se i tassi resteranno fermi vicino allo zero per ancora due anni e mezzo, Powell esclude ancora una volta la possibilità di portarli in territorio negativo, come accaduto in Giappone e in Europa. UNa misura che il FOMC non prederà mai in considerazione – ha confermato, perché distorsiva, deflattiva e disincentivante per gli investitori.

E la politica dello Yield Curve Control?  Il Presidente non ha voluto rispondere ad una domanda sulla politica dello Yield Curve Control, i cui da giorni si vociferava nelle tranding rom di New York, tanto che il mercato si era convinto che in questa occasione Powell vi facesse cenno. E invece niente.

Ma cosa è lo Yield Curve Control? In parole povere si tratta di fissare un tetto ai rendimenti dei T-Bond, che sono saliti molto nell’ultimo periodo. Ogni volta che il mercato spinge i rendimenti in prossimità di questo tetto (Cap), la banca centrale interviene in acquisto, facendone di nuovo scendere il rendimento. Una politica che si tradurrebbe in un appiattimento della curva di tassi e renderebbe più efficienti le misure di Quantitative Easing, perché la Fed adotterebbe un approccio di acquisti selettivi e mirati, risparmiando denaro rispetto ad un piano di acquisti massivi.

Una politica di questo genere non è una novità, in USA non si era più adottata dagli anni ’40 e nella storia recente vi hanno fatto ricorso prima il Giappone e poi l’Australia.

Ad alimentare le speculazioni avevano contribuito le dichiarazioni di qualche membro del FOMC, ma i tempi forse non sono ancora “maturi” per un approccio di questo tipo, che secondo gli esperti potrebbe essere valutato più concretamente a settembre, subito dopo l’estate.


Fonte: https://quifinanza.it/finanza/feed/

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