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Evergrande, default e rischio contagio: cosa dicono gli analisti

(Teleborsa) – Il momento della verità per Evergrande – colosso cinese che ha come maggior business lo sviluppo immobiliare – è previsto per giovedì, quando dovrebbe mancare il pagamento degli interessi su due obbligazioni. Già lunedì, a quanto riporta Bloomberg, ha mancato il pagamento degli interessi dovuti ad almeno due dei suoi maggiori creditori bancari, rendendo sempre più concreta la prospettiva di una delle più grandi ristrutturazioni del debito della nazione. Le banche si aspettavano che Evergrande non rispettasse la scadenza, dopo che il ministero dell’edilizia abitativa aveva detto loro che la società non sarebbe stata in grado di pagare in tempo. Se un qualche tipo di intervento statale – sotto forma di ristrutturazione del debito e protezione dei piccoli proprietari immobiliari – sembra probabile, la domanda è se il fallimento di Evergrande possa essere un “momento Lehman”, ovvero uno shock per i mercati globali simile a quello della crisi finanziaria del 2007-2008. La maggior parte degli analisti sembrano concordi nell’escludere questo scenario.

Il governo cinese non fornirà “alcun supporto diretto al gruppo Evergrande”, secondo S&P Global Ratings. “Riteniamo che Pechino sarebbe costretta a intervenire solo se ci fosse un contagio di vasta portata che causasse il fallimento di importanti sviluppatori e ponesse rischi sistemici per l’economia – scrivono gli analisti della società di rating – Se Evergrande fallisse da solo, sarebbe improbabile arrivare a uno scenario del genere”.

Secondo , un possibile default di Evergrande non sarebbe comunque un “momento Lehman” per la Cina, anche se potrebbe essere un freno per il settore immobiliare. “Non crediamo che il modello di business delle società immobiliari cinesi sia nel complesso compromesso – hanno scritto Ajay Rajadhyaksha, head of macro research, e Jian Chang, chief China economist – Evergrande è in condizioni peggiori rispetto alla maggior parte degli operatori, sia in termini di leva finanziaria che di modello di business”.

Se quindi Pechino agirà per evitare che la crisi di Evergrande diventi un “momento Lehman” per la nazione, alcune banche potrebbero comunque essere pesantemente impattate dalla vicenda, hanno scritto gli analisti di . “Probabilmente i responsabili politici sosterranno la linea di fondo della prevenzione del rischio sistematico per guadagnare tempo per risolvere il rischio del debito e portare avanti un allentamento marginale per l’ambiente creditizio generale”, si legge in una nota.

“Mentre pensiamo che il governo non voglia essere visto come colui che attua un bail out, ci aspettiamo che intervenga per condurre una ristrutturazione gestita del debito dell’azienda per prevenire sforzi disordinati di recupero del debito, ridurre il rischio sistemico e contenere le perturbazioni economiche”, si legge in una nota di Oxford Economics, firmata dal Lead Economist Tommy Wu e dall’Head of Asia economics Louis Kuijs.

“Dubitiamo fortemente che Evergrande inneschi una crisi in Cina – ha invece scritto Richard Bernstein della RBA (iM Global Partner) – L’economia cinese è stata molto influenzata per lungo tempo e i funzionari del governo ne sono ben consapevoli. La mia ipotesi è che ci sarà una sorta di salvataggio per i detentori di obbligazioni e prestiti interni, ma che il governo probabilmente punirà la società per la sua gestione scadente”.

“A brevissimo termine, le misure concrete più facili da adottare sono più iniezioni di liquidità della Banca Popolare Cinese – ha sostenuto Robert Carnell, Regional Head of Research, Asia-Pacific, per ING – Queste, e il forte controllo del governo sul sistema bancario, suggeriscono fortemente che un’improvvisa perdita di liquidità come quella a cui abbiamo assistito durante la crisi finanziaria globale dovrebbe essere evitata”.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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