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Manovra, domani Draghi incontra le parti sociali

(Teleborsa) – Richiesta a gran voce nei giorni scorsi dai sindacati, è arrivata la convocazione da parte del presidente del Consiglio, Mario Draghi, che domani alle 18 a palazzo Chigi incontrerà i leader di Cgil, Cisl e Uil per un confronto sulla manovra di bilancio 2022. Tra i temi al centro dell’attenzione, pensioni, sanità e fisco per la riduzione della tasse su lavoratori e pensionati.

“Nella prossima legge di Bilancio serve un intervento deciso per combattere l’evasione e per ridurre la pressione fiscale su lavoratori e pensionati, che sono il vero ammortizzatore sociale del Paese e un’importante risorsa per la società” hanno sottolineato, pochi giorni fa in una nota unitaria, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, e delle categorie dei pensionati Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil, Ivan Pedretti, Piero Ragazzini e Carmelo Barbagallo.

Dalla vicesegretaria generale della Cgil, Gianna Fracassi, e dai segretari confederali di Cisl e Uil, Giulio Romani e Domenico Proietti, arriva la richiesta di “incrementare i redditi lordi e netti di lavoratori e pensionati”. Un’esigenza definita “non più rinviabile per rispondere anche al progressivo impoverimento di salari e pensioni” e verso la quale vanno indirizzate “tutte le risorse previste per le misure fiscali in legge di Bilancio, privilegiando le fasce di reddito basse e medio-basse”. I tre dirigenti sindacali chiedono, inoltre, “misure, a partire dalla manovra, che consentano di rafforzare il contrasto all’evasione fiscale e la tracciabilità di flussi, redditi e patrimoni. In un Paese con 183 miliardi di economia sommersa, di cui almeno 100 miliardi di evasione, – affermano – non ci si può permettere tentennamenti o ambiguità sugli obiettivi”.

L’attenzione dei sindacati è focalizzata, in particolare, sul tema pensioni. Sotto attacco da parte della parti sociali è infatti l’ipotesi delle “Quote mobili”. “Bisogna riallineare il sistema italiano a quello che succede in Ue – afferma Proietti – ci vuole flessibilità a partire dai 62-63 anni. Con il sistema delle quote mobili uscirebbero poche migliaia di persone”. Una linea condivisa anche dall’ex presidente Inps Tito Boeri. “Continuiamo a rendere il sistema pensionistico ancora più complicato di quanto già fosse e non risolviamo il problema dello scalone” ha commentato Boeri. Contrario alle quote si è detto anche il presidente di Confindustria, Carlo Bonomi secondo il quale sarebbe più sensato un intervento sui lavori usuranti.

Intanto, alla vigilia del confronto di Draghi con i sindacati, ritorna in campo, fra le altre, la proposta di un anticipo pensionistico solo per la parte contributiva con l’erogazione della parte retributiva solo a 67 anni.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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