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Quella visione un po' strabica dell'EBA su moratorie e sostegni alle PMI

(Teleborsa) –
di
Andrea Ferretti

Ha perfettamente ragione la signora Lagarde quando afferma che le misure straordinarie attivate dagli Stati membri per sostenere il tessuto produttivo durante la pandemia non dovrebbero essere eliminate prima che la ripresa sia divenuta solida e sostenibile. Ma trascura il fatto che la battaglia per continuare a sostenere le imprese fino alla cessazione dell’emergenza economico-sanitaria non si combatte su un unico fronte, ma su due: quello interno connesso alle misure eccezionali varate dai singoli Stati e quello esterno legato alle normative europee. Con particolare riferimento alle normative di vigilanza imposte agli istituti bancari. E, poiché grazie anche alle pressioni di ABI, Confindustria, Confimindustria e delle altre Associazioni di imprese il prossimo decreto Draghi interverrà a sostegno delle aziende, il fronte caldo diverrà proprio quello europeo.

Ed è proprio qui che le imprese potrebbero trovare pesanti ostacoli sulla via della ripresa post-pestilenza. Specialmente in Italia dove il cordone ombelicale che lega aziende e Istituti di Credito è strettissimo visto che il 90% delle nostre PMI ha la banca come fonte primaria di sostentamento finanziario. Il primo ostacolo riguarda le normative di vigilanza che impongono alle banche di coprire al 100% con accantonamenti a conto economico le posizioni entrate in credito deteriorato (NPL-Non Performing Loan) entro tempi prefissati (Calendar Provisioning). Ad esempio, una posizione risucchiata negli NPL, qualora priva di garanzie reali, dovrà essere coperta dalla banca al 100% con accantonamenti entro 3 anni. Il che, banalmente, vuol dire che la banca, trovandosi a fronte di una azienda che evidenzi le prime anomalie, potrebbe avere difficoltà a rinnovare un credito chirografario nel timore che la posizione possa entrare successivamente in credito deteriorato.

Il punto è che queste norme sono state concepite nel 2018 per rendere il sistema bancario più resiliente nel medio lungo periodo a fronte di nuove crisi finanziarie. Il tutto anche nel ricordo dell’amara esperienza dei “subprime“. Ma sono regole molto pericolose se applicate durante una emergenza sanitaria quale quella attuale perché limitano la capacità delle banche di supportare le aziende nell’immediato.

Il secondo ostacolo che potrebbe rallentare la ripresa delle nostre PMI è connesso all’atteggiamento della Vigilanza Europea sulle moratorie concesse alle aziende in difficoltà. Infatti, ante Covid, nel momento in cui una impresa in difficoltà finanziaria avesse richiesto alla banca una “misura di tolleranza” (allungamento dei tempi di rimborso, spostamento delle rate, moratoria sui debiti, etc), sarebbe stata marchiata, secondo le normative di vigilanza, come credito “Forborne” (tollerato). La posizione non sarebbe entrata necessariamente in credito deteriorato, tuttavia l’accesso al credito sarebbe divenuto decisamente più complesso.

Ciò premesso, a fronte dell’attuale emergenza pandemica, l’EBA (European Banking Authority), al fine di evitare ripercussioni negative su tutte le aziende che avessero richiesto alla banca una moratoria Covid, aveva “congelato” queste posizioni sospendendo l’obbligatorietà della marchiatura a fuoco. Tuttavia, nonostante l’allarme sanitario fosse tutt’altro che rientrato, a fine Marzo l’EBA ha deciso comunque di abbassare questo scudo protettivo sulle moratorie Covid riassoggettandole al regime del credito Forborne ante pestilenza.

Il problema è che questo atteggiamento più rigido potrebbe generare un doppio paradosso. Il primo, a livello micro, si concretizzerebbe nel fatto che una PMI potrebbe ricevere una boccata di ossigeno grazie ad un allungamento della moratoria prevista in un prossimo decreto Draghi. Ma, al contempo, potrebbe essere marchiata dalla banca come credito Forborne con immediate ripercussioni a livello di accesso al credito e di rating assegnato. Anzi, qualora l’intervento di tolleranza attivato dalla banca dovesse causare all’istituto stesso una perdita superiore all’1%, la posizione verrebbe addirittura risucchiata nella vischiosa ragnatela del credito deteriorato (inadempienze probabili).

Ma, a ben vedere, l’atteggiamento meno soft dell’Authority è in grado di generare un secondo paradosso a livello più macro. Infatti, ci troveremo presto in uno scenario in cui, da un lato, la BCE della signora Lagarde, attraverso il P.E.P.P. (Pandemic Emergency Purchase Programme), continuerà ad iniettare grandi masse di liquidità (circa 1900 miliardi) sui sistemi bancari affinché questi ultimi possano sorreggere le imprese per impedirne il collasso. Dall’altra, avremo invece l’EBA che, imponendo alle banche massicci accantonamenti sulle posizioni classificate in credito Forborne, limiterà la capacità degli Istituti di sostenere le aziende ancora in debito di ossigeno.

Magari non è un atteggiamento bipolare, ma quantomeno è una visione strabica di questa emergenza senza precedenti.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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