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BCE, Visco: stretta deve continuare, ma bilanciare rischi tra fare poco e troppo

(Teleborsa) – “Non c’è dubbio” che il tightening della politica monetaria dell’area euro “debba continuare a garantire che un aumento temporaneo dell’inflazione causata da uno shock dell’offerta non diventi un fenomeno più persistente sostenuto dai fattori di domanda”. Ma allo stesso tempo, “rimarrà essenziale continuare a bilanciare il rischio di una ricalibrazione troppo graduale (doing too little), il che potrebbe far sì che l’inflazione sia radicata nelle aspettative e nei processi di definizione dei salari, con quello di un eccessivo inasprimento (doing too much), che comporterebbe significative ripercussioni per l’attività economica, la stabilità finanziaria e, in definitiva, gli sviluppi dei prezzi a medio termine”.

Lo ha affermato il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un intervento alla Frankfurt school of Finance & Management, ricordando che all’inizio di febbraio il Consiglio della BCE ha valutato che i rischi per le prospettive dell’inflazione sono diventati più equilibrati, ribadendo che l’incertezza rimane molto elevata. In questo contesto, ha aumentato i tassi chiave di 50 punti base e ha annunciato l’intenzione di alzarli di altri 50 punti base a marzo.

Secondo Visco, “quando si tratta di ridurre l’inflazione, una recessione non è sempre inevitabile. Comunicare un forte impegno nel ridurre l’inflazione all’obiettivo in modo rapido è il fondamentale, ma farlo minimizzando i costi per l’economia reale non è meno importante”.

Inoltre, nell’attuale ambiente incerto, i modelli e le previsioni “dovrebbero necessariamente essere presi Cum Grano Salis, in particolare quando si determina il livello “terminale” dei tassi di interesse chiave”. “Le valutazioni quantitative sono ancora utili – ha spiegato – ma le loro intuizioni devono essere valutate insieme alle informazioni che diventeranno gradualmente disponibili sulle aspettative di inflazione e sull’evoluzione dei salari e dei profitti”.

Visco ha anche sottolineato che “i dati sulle aspettative di inflazione basate sui mercati e sulle indagini – compreso il loro recente calo su orizzonti brevi e il loro profilo decrescente – e la marcata decelerazione dei prezzi su base annua a 3 mesi possono mettere in discussione la persistenza dell’inflazione a livelli elevati nella zona euro, rafforzando le tesi a favore di una normalizzazione monetaria graduale“.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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