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Mercati, Freni (MEF): obiettivo non è vincolare investitori istituzionali, ma attrarli

(Teleborsa) – Credo che il Manifesto per lo sviluppo dei Mercati dei Capitali abbia “finalmente un carattere di unità e unitarietà delle proposte, che è quello che probabilmente mancava, perché sono perfettamente consapevole che c’è stato colpevolmente da parte della politica un disinteresse verso questo settore. O meglio, più che un disinteresse direi un interesse episodico. Nel momento in cui il mercato si muove invece in modo unitario, invita il sistema politico e il Parlamento a muoversi in modo altrettanto omogeneo“. Lo ha detto Federico Freni, Sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), alla presentazione del Manifesto per lo sviluppo dei Mercati dei Capitali in Italia presso Palazzo Mezzanotte.

“Io credo che questa omogeneità noi stiamo cercando di darla e credo che finalmente vi sia l’interesse quotidiano e non più episodico del sistema politico verso questo questo mercato, e soprattutto verso lo sviluppo del mercato di capitali – ha spiegato – Vedere che il mercato dei capitali complessivamente reagisce a questo interesse con attività unitarie e concentrate fa molto molto piacere. Sono convinto che tutto questo debba essere per noi che governiamo un obiettivo di politica economica, perché la crescita dei mercati dei capitali non può non essere uno dei primi obiettivi di politica economica per un paese moderno e civile. Se non cresce il mercato dei capitali il paese si ferma, se il mercato dei capitali si ferma il paese è morto”.

Entrando nel merito delle proposte, ha detto che “sui PIR Alternativi certamente possiamo avviare una riflessione, dobbiamo capire una serie di impatti, ma certamente si può avviare una riflessione, anche perché lo strumento dei PIR ha dimostrato nel corso degli anni di avere delle possibilità di sviluppo importanti, e dato che i tassi non resteranno quelli di oggi, ma scenderanno, probabilmente quella tempesta perfetta che ha interessato il sistema dei PIR negli ultimi 18 mesi probabilmente andrà a calando, e quindi il rilancio di questo comparto è probabilmente all’ordine del giorno“.

Freni ha detto di avere “qualche perplessità in più rispetto al tema della regolazione. Sono convinto che tutto il tema del comparto regolazione e autorità di vigilanza vada affrontato senza dubbio, con una omogeneità un po’ maggiore. Sono convinto che la buona regolazione è prima ancora che controllo vigilanza collaborativa, sono convinto che la macchina di propulsione della regolazione deve essere la crescita del mercato e non deve essere il solo controllo del mercato. Credo che un coinvolgimento strutturale di CONSOB in tutto questo processo sia più che utile, credo che per parlare di riforma strutturale di CONSOB ci sia tempo. Certamente c’è necessità di inserire – ma se non sbaglio nel piano strategico di CONSOB c’è – un riferimento espresso allo sviluppo del Mercato dei capitali, c’è bisogno di potenziarlo come in tutte le autorità di vigilanza europee”.

“Non va però dimenticato – ha aggiunto – che il legislatore deve guardare al generale e non al particolare, e chi guarda il generale si rende conto che i dirigenti di CONSOB – per quanto certamente soggetti a una responsabilità stringente e a un’attività importante – sono pur sempre dirigenti pubblici e quindi creare una disparità strutturale di trattamento tra figura appartenenti a prezzi diversi della pubblica amministrazione forse non è del tutto saggio, quindi immaginare un regime di responsabilità totalmente differenziato per i soli dirigenti della CONSOB probabilmente da parte del legislatore non sarebbe una scelta saggia. Che non vuol dire che non si possa e non si debba allentare quella morsa, il che non vuol dire che non si possa e non si debba ragionare a dei correttivi rispetto al vostro sistema, ma io credo che sia dovere del legislatore non sganciarsi mai dal generale e non cadere mai eccessivamente nel particolare”.

“Credo che il maggior pregio di questo manifesto sia il richiamo al metodo, è emerso un forte richiamo e una forte tensione a un metodo condiviso – ha detto il Sottosegretario – Noi possiamo immaginare ogni intervento che nel merito funzioni, ma questo intervento funzionerà solo e solo se avremo immaginato prima un metodo condiviso. Immaginare un metodo condiviso, che è quello di diretta propulsione dell’economia reale, è certamente il maggior vantaggio di questo manifesto“.

Sulla propulsione dell’economia reale, “sono assolutamente d’accordo che uno dei grandi vuoti di questo nostro sistema sia l’assenza di investitori istituzionali, di quello zoccolo duro di investitori istituzionali che danno propulsione al sistema, e sono convinto che la propulsione all’economia dell’economia reale sia essenziale anche per gli investitori istituzionali, così come la leva fiscale per gli investitori istituzionali è uno strumento essenziale. Lo sviluppo della dinamica degli investitori istituzionali richiede un cambio di passo a livello culturale e soprattutto richiede un cambio di passo a livello non soltanto di attrattività del mercato, ma anche di redditività del mercato, perché non dimentichiamoci che l’investitore istituzionale è pur sempre un investitore, e che molti dei liquidi investitori istituzionali hanno un vincolo cogente rispetto – le casse – al mantenimento della sostenibilità delle dinamiche previdenziali”.

“Quindi l’investimento, quale che esso sia, non può essere fatto nel sistema paese da parte di un investitore istituzionale se non ha una redditività quantomeno analoga rispetto a quella di altri investimenti – ha aggiunto – Il nostro grande lavoro non è quello di andare col cappello in mano dagli investitori istituzionali e dirgli investite per lo sviluppo dell’economia reale, ma è quello di rendere gli investimenti in economia reale tanto attrattivi da far sì che ci vadano da soli. Perché se gli investimenti in economia reale non è attrattivo, l’investitore istituzionale non ci va e fa anche bene a non andarci. L’obiettivo è quello di attrarre questo investitore e non di obbligarlo a investire. Che poi ci possa essere una moral suasion rispetto all’investimento, una preferenza rispetto all’investimento, è giusto”.

“Il vincolo rispetto alla destinazione di quell’investimento non è cosa da stato liberale e non è cosa che questo governo certamente metterà mai – ha concluso – L’obiettivo non è vincolare, l’obiettivo è attrarre. L’obiettivo è far sì che gli investitori istituzionali e non soltanto loro, possano dire il mercato dell’economia reale è una tipologia di investimenti attrattiva”.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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