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Banca d'Italia, con conflitto in Ucraina aumentano i rischi per la stabilità finanziaria

(Teleborsa) – Con lo scoppio del conflitto in Ucraina sono aumentati a livello globale l’incertezza sulle prospettive economiche e i rischi per la stabilità finanziaria. L’inflazione è in marcato rialzo nelle principali economie mondiali per i rincari dei prodotti energetici e di altre materie prime e per il permanere di strozzature nell’offerta. Le banche centrali hanno avviato o accelerato il ritorno verso politiche monetarie meno accomodanti. La flessibilità dell’azione della BCE continuerà a essere un elemento caratterizzante della politica monetaria qualora i rischi per la sua trasmissione mettano a repentaglio il conseguimento della stabilità dei prezzi. È quanto si legge nel rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia.

Le condizioni sui mercati finanziari internazionali sono peggiorate dopo l’invasione dell’Ucraina. I tassi di interesse a lungo termine hanno continuato a salire sia negli Stati Uniti sia nell’area dell’euro, in un contesto di alta volatilità. Le forti oscillazioni dei prezzi delle materie prime hanno determinato un deciso ampliamento dei margini di garanzia sui derivati richiesti agli operatori e malfunzionamenti sui relativi mercati. L’emergere di nuove tensioni potrebbe colpire anche le imprese che operano su questi mercati per finalità di copertura. I rischi per la stabilità finanziaria sono aumentati anche in Italia, sebbene rimangano contenuti rispetto a episodi di tensione del passato. Come per gli altri paesi dell’area dell’euro, in un contesto di forte incertezza le previsioni di crescita sono state riviste al ribasso e le aspettative di inflazione sono salite.

Il rallentamento dell’attività economica e il rialzo dei tassi di interesse potrebbero comportare pressioni sulle finanze pubbliche. Dallo scorso novembre il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi si è ampliato. Vi hanno contribuito la maggiore avversione al rischio e le attese di riduzione dell’accomodamento monetario. Ciò nonostante, pur con rendimenti all’emissione in rialzo, le condizioni di finanziamento sul mercato primario dei titoli pubblici italiani rimangono complessivamente favorevoli. Malgrado la revisione al ribasso della crescita economica, il Governo ha confermato gli obiettivi di riduzione dell’indebitamento netto rispetto al PIL.

I rischi per la stabilità finanziaria derivanti dal settore delle famiglie si mantengono limitati. Nel 2021 il reddito disponibile è aumentato e il clima di fiducia è migliorato, ma la guerra in Ucraina e la crescente inflazione condizionano negativamente le prospettive. Gli interventi del Governo contribuiscono a contenere gli effetti dei rincari dei beni energetici sui nuclei finanziariamente più vulnerabili. L’indebitamento complessivo del settore delle famiglie rimane basso nel confronto internazionale e la capacità di rimborso dei prestiti è adeguata.

La vulnerabilità finanziaria delle imprese è in aumento, nonostante il miglioramento ciclico del 2021. I differenziali tra i rendimenti delle obbligazioni e i tassi privi di rischio sono saliti, come nel resto dell’area. Pesano la maggiore incidenza della spesa energetica, le difficoltà di approvvigionamento di materie prime e prodotti intermedi e, per alcune imprese, le conseguenze dirette delle sanzioni imposte alla Russia e alla Bielorussia. Alle aziende esportatrici maggiormente esposte ai mercati interessati dal conflitto fanno capo quote contenute del fatturato e del totale dei prestiti bancari.

Le banche italiane hanno rafforzato la propria posizione, ma gli effetti della guerra accrescono i rischi. Nel 2021 la qualità degli attivi del sistema bancario si è mantenuta mediamente buona, grazie alla ripresa economica e alle misure di sostegno a famiglie e imprese; la crescita dei prestiti a queste ultime ha riguardato le società più solide, soprattutto quelle di piccola dimensione. Il tasso di deterioramento dei prestiti resta su livelli storicamente bassi; sono proseguite le cessioni di crediti deteriorati. La redditività delle banche è migliorata, soprattutto per effetto del calo delle rettifiche di valore su crediti, e la patrimonializzazione è rimasta stabile. La guerra rappresenta tuttavia una significativa fonte di incertezza per il sistema bancario; può produrre conseguenze rilevanti attraverso molteplici canali, di natura finanziaria ed economica. L’esposizione diretta verso controparti russe è nel complesso limitata, ma concentrata nei due gruppi di maggiore dimensione; l’impatto del conflitto su questi ultimi, seppure non insignificante, appare comunque gestibile. È cresciuto inoltre il rischio di attacchi informatici. Il contesto suggerisce prudenza e attenzione nella classificazione contabile e prudenziale dei prestiti, nelle politiche di accantonamento e in quelle di distribuzione.

Nel 2021 la patrimonializzazione e la raccolta premi del comparto assicurativo hanno continuato a migliorare, mentre la redditività si è ridotta. L’esposizione delle compagnie agli effetti del conflitto è moderata; la capacità di tenuta del settore è confermata dai risultati dei recenti stress test. È proseguita infine la dinamica positiva della raccolta netta dei fondi comuni italiani; la quota di patrimonio gestito da quelli potenzialmente soggetti a richieste di rimborsi elevati o a variazioni di margini di garanzia sui derivati è diminuita. L’esposizione verso emittenti residenti in Russia, Bielorussia e Ucraina è molto contenuta.


Fonte: http://news.teleborsa.it/NewsFeed.ashx

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