3 Maggio 2022

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    Confindustria, Bonomi: ritorno ai livelli pre pandemia solo nel 2023

    (Teleborsa) – L’ultimo Decreto Aiuti del Governo non ha convinto pienamente Confindustria. Del provvedimento – ha dichiarato il presidente Carlo Bonomi prima dell’assemblea di Federalimentare – “non ci convince la parte relativa al fatto che si affrontano i temi più importanti con i bonus e le una tantum. Noi abbiamo proposto degli interventi strutturali perché riteniamo che sia il momento per intervenire in questo modo sui gap decennali del Paese”. “C’è comunque una parte che ci convince – ha aggiunto – che è il tentativo di sburocratizzare le pratiche legate alla realizzazione dei nuovi impianti di rinnovabili”. Bonomi ha quindi parlato dello stato dell’economia del Paese. “Nel primo trimestre avevamo detto, con il Centro Studi Confindustria, che avremmo rallentato con il PIL in zona negativa dello 0,2% e purtroppo abbiamo avuto ragione. Vuol dire che ci stiamo mangiando l’effetto trascinamento del rimbalzo del 2021 e questo è un dato che ci deve preoccupare”. “Il timore è che nel secondo trimestre del 2022 gli effetti della guerra si faranno sentire ancora in maniera più forte”, ha spiegato il presidente di Confindustria, portandoci verso una “recessione tecnica. Stimiamo che la ripresa” ai livelli del “pre pandemia avverrà, a questo punto, solo nel 2023″.”Noi abbiamo firmato un accordo interconfederale nel 2018, il famoso patto per la fabbrica, nel quale ci siamo dati l’impegno per misurarci sulla rappresentatività. Non siamo stati noi a fermare l’accordo”, ha affermato il leader degli industriali rispondendo alla “richiesta urgente” della Cgil di una legge sulla rappresentanza. In merito alla possibilità, sottolineata dall’analisi del sindacato, che la proliferazione dei Ccnl destrutturi il sistema negoziale ed eserciti una pressione verso il basso sui salari, Bonomi ha affermato che “al Cnel sono depositati oltre 900 contratti, ma andiamo a vedere chi li ha firmati e non è certo Confindustria. Io vorrei che qualcuno andasse a vedere, per esempio sui metalmeccanici, quanti contratti ci sono e quali sindacati li hanno firmati. Perché poi si scopre qualcosa di interessante”.Infine un’ultima battuta sul confronto a distanza della scorsa settimana scorsa con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. “Noi abbiamo fatto una proposta affinché chi ha un reddito di 35mila euro percepisca 1.223 euro. Si tratta una mensilità in più e di fronte a una proposta del genere mi aspetterei che tutti fossimo d’accordo. Il ministro Orlando la scorsa settimana ha detto che avrebbe fatto una proposta, ma io non l’ho ancora ricevuta. Attendo fiducioso perché immagino sia migliorativa”, ha dichiarato Bonomi. LEGGI TUTTO

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    USA, ordini industriali oltre attese a marzo

    (Teleborsa) – Crescono oltre attese gli ordini dell’industria americana. Secondo il Department of Commerce del Bureau of the Census, nel mese di marzo gli ordini hanno evidenziato un incremento del 2,2%, più del +1,1% stimato dal consensus e contro il +0,1% registrato nel mese precedente (dato rivisto da -0,5%).Al netto del settore dei trasporti, gli ordini sono saliti del 2,5% dal +1% precedente, mentre al netto del settore difesa sono aumentati dell’1,4% (+1,2% nel mese precedente). LEGGI TUTTO

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    PNRR, Simest (Gruppo CDP): “Prenotate tutte le risorse disponibili”

    (Teleborsa) – Simest, società del Gruppo CDP per l’internazionalizzazione delle imprese italiane, comunica che tutte le risorse assegnate dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) al Fondo 394 sono state prenotate dalle imprese. Pertanto, il Portale operativo chiude per totale assorbimento dei fondi a disposizione: 1,2 miliardi di euro. Si conclude quindi con successo e anticipatamente – fa sapere Simest in una nota – la fase di ricezione delle domande, iniziata il 28 ottobre e prevista terminare il 10 maggio. Molto positiva la risposta delle imprese del Sud che hanno inviato domande di finanziamento pari a circa 500 milioni di euro, superiori quindi alla riserva di 480 milioni loro dedicata.Le domande presentate dalle imprese fino alle ore 14:10 di oggi, 3 maggio 2022, saranno esaminate dal Comitato Agevolazioni nel rispetto dell’ordine cronologico di arrivo, della cosiddetta “Riserva Sud” e in funzione delle risorse finanziarie disponibili.Lo scorso anno il PNRR ha assegnato al Fondo 394, che Simest gestisce in convenzione con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, 1,2 miliardi di euro di risorse europee Next Generation Ue da distribuire attraverso finanziamenti a tasso agevolato (attualmente lo 0,051%) e con una quota a fondo perduto fino al 25%.Particolare attenzione è stata dedicata al Sud alle cui imprese è riservato il 40% delle risorse, pari a 480 milioni di euro, e che accedono a una quota di cofinanziamento a fondo perduto fino al 40%.Tre sono le linee di finanziamento a disposizione delle imprese dal 28 ottobre scorso: Transizione Digitale ed Ecologica delle imprese piccole, medie e a media capitalizzazione con vocazione internazionale –Dedicato alle imprese piccole, medie e a media capitalizzazione costituite in forma di società di capitali, con un fatturato export di almeno il 10% nell’ultimo anno o del 20% nell’ultimo biennio. Le risorse ottenute dovranno essere destinate per una quota almeno pari al 50% a investimenti per la transizione digitale e per la restante quota a investimenti per la transizione ecologica e la competitività internazionale. Lo strumento ha una durata di 6 anni, con 2 di pre-ammortamento, e un importo massimo finanziabile di 1 milione di euro che non può comunque superare il 25% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati. Partecipazione delle PMI a fiere e mostre internazionali, anche in Italia, e missioni di sistema – Dedicato alle sole PMI, copre le spese per la partecipazione a un singolo evento di carattere internazionale, anche virtuale, tra: fiera, mostra, missione imprenditoriale e missione di sistema, per promuovere l’attività d’impresa sui mercati esteri o in Italia. Almeno il 30% del finanziamento deve essere destinato a spese digitali connesse all’evento, a meno che l’evento stesso non sia a tema digital o ecologico. L’importo massimo del finanziamento è pari a 150mila euro e non può comunque superare il 15% dei ricavi dell’ultimo bilancio approvato e depositato. Il periodo di rimborso è di 4 anni, con 1 anno di pre-ammortamento. Sviluppo del commercio elettronico delle PMI in Paesi esteri (E-commerce) – Dedicato alle sole PMI costituite in forma di società di capitali, finanzia la creazione o il miglioramento di una piattaforma propria di e-commerce o l’accesso a una piattaforma di terzi (market place) per la commercializzazione di beni o servizi prodotti in Italia o con marchio italiano. L’importo finanziabile va da 10 mila euro fino a un massimo di 300 mila per una piattaforma propria e fino a un massimo di 200 mila per market place, senza comunque superare il 15% dei ricavi medi risultanti dagli ultimi due bilanci approvati e depositati. La durata del finanziamento è di 4 anni con 1 anno di pre-ammortamento. LEGGI TUTTO

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    Di Stefano: digitale battaglia del futuro, dobbiamo investire

    (Teleborsa) – “Sul digitale dobbiamo investire perchè è la battaglia del futuro. Le aziende devono dotarsi delle capacità informatiche per stare sulle piattaforme digitali perchè i giovani oggi in stragrande maggioranza sui social e sulle piattaforme di e-commerce”. Lo ha detto il sottosegretario agli Affari esteri, Manlio Di Stefano, al convegno inaugurale Cibus a Parma.All’inizio della pandemia, ha ricordato il sottosegretario nel suo intervento, il Governo ha assicurato un “sostegno economico, rimborsi alle aziende che non erano potute andare alle fiere – ha detto Di Stefano -. Poi abbiamo iniziato a sostenere lo sviluppo delle capacità digitali delle aziende”. Anche perchè “solo il 25% del trade globale nel 2020 si è mosso sulle piattaforme digitali. Esserci è fondamentale per sopravvivere”. Per questo il Governo ha dato finanziamenti per “progetti sui digital manager, progetti con Ice per portare fisicamente le aziende sui marketplace: abbiamo sviluppato una serie di accordi, oggi abbiamo presenti 2mila nuove aziende su piattaforme come Amazon, Alibaba e altre 700 nuove aziende sono pronte a entrare”. “Fiere e e-commerce – ha proseguito – sono stati due dei sei pilasti del patto per l’export. Le fiere hanno potuto godere di sostegno diretto con la capitalizzazione durante la fase della pandemia quando hanno perso oltre il 90%”. LEGGI TUTTO

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    Banche, inaugurato a Torino il progetto pilota della nuova UniCredit University Italy

    (Teleborsa) – UniCredit ha inaugurato oggi a Torino la nuova UniCredit University Italy. “L’iniziativa – spiega UniCredit in una nota – rappresenta un progetto pilota del Gruppo che sara` poi esteso a tutti i mercati in cui UniCredit e` presente, permettendo di assicurare ai dipendenti lo sviluppo continuo delle proprie competenze professionali e l’adattamento a un mondo in continua evoluzione”. Il progetto UniCredit University e` stato ideato e sviluppato per consentire a tutti i partecipanti di liberare il proprio potenziale e le proprie capacita`, apprendendo quelle competenze critiche che li sosterranno nel corso della loro carriera. Nello specifico, l’obiettivo dell’iniziativa e` sia la riqualificazione delle competenze, sia l’aggiornamento professionale dei partecipanti e – sottolinea la Banca – “permettera` di costruire un team di persone in grado di lavorare in modo piu` agile, resiliente e adatto al futuro, anche grazie alle relazioni che UniCredit ha instaurato con le piu` grandi istituzioni a livello mondiale per fornire le migliori strutture di insegnamento e apprendimento”. UniCredit University e` stata progettata e sviluppata in collaborazione con la Luiss Business School e offrira` oltre cento diversi percorsi di apprendimento ai dipendenti.”Attraverso UniCredit University – afferma Andrea Orcel, Group ceo di UniCredit – continuiamo a investire sulle nostre persone migliorando ulteriormente la nostra offerta formativa attraverso un approccio personalizzato, rivolto sia all’apprendimento che allo sviluppo professionale, applicando le migliori metodologie e facendo leva sul nostro know-how collettivo in modo da poter continuare a far progredire sia le nostre persone, sia le nostre comunita`Sono molto lieto di aver lanciato il nostro progetto pilota universitario in Italia, che sara` poi esteso a tutti gli altri nostri paesi. La nostra ambizione e` quella di essere la banca per il futuro dell’Europa, e possiamo farlo solo sbloccando l’enorme valore che UniCredit ha al suo interno, fornendo ai nostri colleghi gli strumenti necessari per avere successo”. La nuova UniCredit University Italy e` suddivisa in quattro aree di competenza, scelte per l’importanza che ricoprono all’interno di UniCredit: People, Business, Risk e Training by role. Le lezioni saranno erogate di persona o in maniera virtuale da esperti selezionati all’interno e all’esterno della banca, che si alterneranno nei sette training center creati appositamente in ogni Region Commerciale in cui opera la banca e nei circa settanta training point e aule distribuite su tutto il territorio italiano. LEGGI TUTTO

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    CNH Industrial, outlook confermato dopo 1° trimestre solido

    (Teleborsa) – CNH Industrial ha registrato ricavi consolidati pari a 4,6 miliardi di dollari nel primo trimestre 2022, in aumento del 13,4% rispetto al primo trimestre del 2021 per le Continuing Operations. L’utile netto è stato pari a 336 milioni di dollari (363 milioni un anno fa), l’utile netto Adjusted a 378 milioni di dollari (352 milioni nello stesse trimestre 2021), e il risultato diluito per azione (Adjusted) si è assestato a 0,28 dollari. L’EBIT Adjusted delle Attività Industriali è risultato pari a 429 milioni di dollari, in aumento di 36 milioni di dollari rispetto al primo trimestre del 2021. Il Free cash flow delle Attività Industriali è negativo per 1.059 milioni di dollari, a causa della stagionalità del business e delle continue interruzioni nella catena logistico-produttiva.”Nel nostro primo trimestre come pure player nei segmenti Agriculture e Construction, il team di CNH Industrial ha ottenuto una solida performance che dimostra il potenziale di un’azienda focalizzata e incentrata sul cliente – ha commentato il CEO Scott W. Wine – Con un impegno sempre maggiore verso un’innovazione ispirata ai bisogni del cliente, un’esecuzione operativa diligente e una qualità del prodotto che favorisce l’espansione dei margini, abbiamo realizzato un fatturato netto delle attività industriali di quasi 4,2 miliardi di dollari, in aumento del 15% rispetto allo scorso anno, a cambi costanti. Il mix di prodotti favorevole ha generato un margine lordo adjusted del 22,2%, in aumento di 60 punti base rispetto al primo trimestre del 2021. Il portafoglio ordini rimane eccezionalmente forte, con un aumento del 40% circa nel segmento Agriculture e dell’80% circa nel segmento Construction, grazie ad un buon mantenimento del livello della domanda”.”Stiamo gestendo attivamente gli effetti legali all’aumento dei prezzi dei cereali, della potenziale carenza alimentare e dell’aumento dei costi energetici – ha aggiunto – Nonostante questi macro-fenomeni non aiutino, stiamo mantenendo la nostra guidance iniziale per il 2022. Non era stato pianificato un flusso di cassa positivo nel primo trimestre e, a causa di interruzioni critiche nella catena logistico-produttiva che hanno limitato la nostra capacità di consegnare i prodotti finiti, abbiamo chiuso il trimestre con un deflusso di cassa di 1,1 miliardi di dollari. Si prevede che le pressioni logistiche e la carenza di semiconduttori, che non toccano solo CNH Industrial, rimarranno sfavorevoli per tutto l’anno”.CNH Industrial ha confermato le seguenti prospettive per il 2022 per le sue Attività Industriali: ricavi netti in aumento tra il 10% e il 14% anno su anno, inclusi gli effetti di conversione della valuta; spese generali, amministrative e di vendita inferiori o uguali al 7,5% dei ricavi netti; Free cash flow superiore a 1 miliardo di dollari; spese di ricerca e sviluppo e spese in conto capitale pari a circa 1,4 miliardi di dollari. LEGGI TUTTO

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    Gas, Cingolani: “Price cap nazionale non è sostenibile”

    (Teleborsa) – La fissazione a livello nazionale di un price cap (tetto al prezzo) del gas “sarebbe estremamente difficile da sostenere” per l’Italia o per qualunque altro paese europeo. Lo ha ribadito in un’audizione alla Camera il Ministro per la Transizione ecologica Roberto Cingolani, aggiungendo che “non sarebbe una politica particolarmente intelligente” perché “il mercato semplicemente lo salterebbe a piè pari perché non è conveniente vendere lì il gas”.”Ben diverso se questo diventa una politica europea e tutto il continente si mette d’accordo”, ha affermato il titolare del MITE, ricordando che la Ue è il principale consmer a livello globale e “può un po’ fare il prezzo e mettere una regola che sia sostenibile”. Cingolani ha spiegato che il prezzo del gas naturale in pochi mesi, da gennaio 2021 ad aprile, è quintuplicato da circa 20 euro/MWh a circa 100 euro/MWh, con punte giornaliere che hanno superato i valori record di 200 e/MWh nei mesi scorsi. Per quanto riguarda i prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso – ha aggiunto – il PUN ha registrato valori record e negli ultimi giorni si è attestato tra i 200 e i 250 e/MWh, come diretta conseguenza dei prezzi del gas naturale, che determinano il costo marginale degli impianti di generazione elettrica a gas. Il Ministro ha anche ricordato che “il Governo e il Parlamento sono intervenuti negli ultimi trimestri per attutire l’impatto dei rincari energetici per 29 milioni di famiglie e 6 milioni di imprese, con un mix di misure per un valore superiore a 15 miliardi di euro in tre trimestri che Arera ha attuato per le componenti regolate”. Cingolani a titolo di esempio ha fatto cenno all’annullamento “transitorio” degli oneri di sistema in bolletta, al potenziamento del bonus sociale alle famiglie che versano in gravi difficoltà economiche, alla riduzione dell’IVA sul gas destinato a usi civili e industriali, al credito d’imposta a favore delle imprese energivore e delle imprese a forte consumo di gas naturale, al sostegno alla liquidità delle imprese gravate dagli aumenti dei prezzi dell’energia . LEGGI TUTTO

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    Carburanti, Unc: speculazione su 25 aprile e 1 maggio

    (Teleborsa) – “Una speculazione bella e buona. Figuriamoci se dal 25 aprile al 1 maggio i prezzi dei carburanti scendevano. Come al solito ci si è approfitta di 2 giorni festivi di spostamenti maggiori per intascare più soldi. Questa volta, però, è veramente intollerabile visto il livello di partenza dei prezzi, che per il gasolio, nonostante il taglio delle accise del Governo, non è mai sceso sotto i rincari scattati dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina”. È quanto afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.”Se secondo i dati di oggi del Mite, – prosegue Dona – la benzina in modalità self service è a 1,778 euro al litro, un prezzo inferiore a quello della rilevazione del 24 gennaio, quando era pari a 1,779 euro al litro, il gasolio è a 1,791 a euro al litro, un prezzo ancora superiore a quello del 28 febbraio, dopo l’inizio della guerra, quando era a 1,740 euro. Da quando è stata invasa l’Ucraina il 24 febbraio, un litro di benzina, nonostante il taglio di 30,5 cent del Governo, costa solo 7 cent in meno (7,166 cent), con un calo di appena il 3,9%, pari a soli 3 euro e 58 cent per un pieno da 50 litri, mentre un litro di gasolio è addirittura maggiore di quasi 7 cent (+6,876 cent), con un rialzo percentuale del 4%, pari a 3 euro e 44 cent a rifornimento. Tutti i carburanti, poi, sono molto più cari rispetto all’inizio dell’anno. La benzina è salita del 3,4%, pari a 2 euro e 93 cent per un pieno di 50 litri, 70 euro su base annua, il gasolio è aumentato del 13%, 10 euro e 29 cent a rifornimento, equivalenti a 247 euro annui. Ecco perché speravamo che ieri il Governo riducesse ulteriormente le accise. Inoltre – conclude Dona – servono urgenti modifiche legislative per bloccare queste intollerabili speculazioni, proposte che abbiamo fatto in Senato come osservazioni al ddl sulla concorrenza ma che il Parlamento e il Governo non hanno accolto, come la definizione di prezzo anomalo e l’ampliamento delle definizioni di pratica commerciale scorretta, per dare nuovi strumenti all’Antitrust”. (Foto: David ROUMANET / Pixabay) LEGGI TUTTO